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REVIEWS - SELAXON LUTBERG - "Margini"
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DARKROOM MAGAZINE - 2009
Dopo il full-lentgh a larga tiratura "Cold House Of Love"
del 2006, Selaxon Lutberg torna a proporci edizioni molto limitate (questo
"Margini" è edito in soli 100 esemplari), ma caratterizzate
da contenuti raffinati, virtualmente inseribili nel filone ambient più
isolazionista, ma dotate di un tocco autoriale e stilistico che li rende
riconoscibili nel gran calderone delle atmosfere oscure. "Margini"
si dipana attraverso quattro movimenti senza titolo, con suoni sviluppati
tramite strumentazione classica, field recordings e synth. Tale varietà
di mezzi non impedisce al nostro Andrea Penso di creare brani compatti,
caratterizzati da un'amalgama perfetta, tutta tesa a trasmettere un
forte senso di isolamento mentale e di tranquillità interiore,
posta ai 'margini' del caos esterno. Il cuore del lavoro è rintracciabile
nella seconda traccia, che da sola occupa una considerevole parte dell'album:
in oltre un quarto d'ora viene fotografato in musica un angolo tranquillo
e immortale dell'anima, laddove non arrivano i condizionamenti di ciò
che è tangibile; i suoni dilatati e lineari assumono l'andamento
di un respiro racchiuso nella calma. Le stesse movenze pacate e velate
di mistero segnano anche il brano d'apertura, mentre le due tracce conclusive
si attestano prima su direttive più rumorose e ossessive, quindi
su funeree note di piano che chiudono il lavoro mimando i rintocchi
di una campana votata a riempire il vuoto. Selaxon Lutberg riesce anche
in questo frangente a comunicare sensazioni magiche che toccano l'anima,
facendo leva su un modus operandi molto personale, che a tratti potrebbe
essere accostato a quello di alcuni progetti post-rock. Senza dubbio
l'opera di Andrea meriterebbe un'attenzione maggiore sia da parte del
pubblico che degli addetti ai lavori, nella speranza che ottimi dischi
come "Margini" riescano a godere di più luce.
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AUDIODROME - 2009
Una foto di copertina virata al seppia è il primo approccio al
nuovo lavoro di Andrea Penso a nome Selaxon Lutberg.
Era già chiaro all’epoca di Cold House Of Love (Eibon
Records) come l’ambient di Selaxon Lutberg conducesse a un mondo
intimo, melanconico e fragile. Queste quattro tracce, realizzate con
field recordings e manipolando e dilatando il suono di piano, violino
e violoncello, con l’aggiunta di qualche tocco scarno e riverberato
di chitarre e di synth, non si discostano molto dall’estetica
del progetto. Andrea mantiene un’impostazione minimale, essenziale,
non intende farci paura o trasmettere (troppa) inquietudine, piuttosto
vuole calarci in qualche suo ricordo rovinato e “vecchio”
come quella foto. I suoni prolungati e divenuti drone creano atmosfere
vicine a quelle di William Basinski, tratteggiano un luogo della memoria
nel quale raccogliersi e meditare, forse rimuginare. Nessun grande tema
filosofico-esistenziale, bensì qualche momento poetico e delicato
da vivere lontani da una quotidianità frenetica e prigioniera
di un presente eterno e piatto.
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GOTHTRONIC - 2009
A new release by Selaxon Lutberg, made of 4 long-length tracks (approximately
38 min.), assembled upon the processing of violins, cellos, piano, filed
recordings, vocals, synth (only included in the third track), guitars
(used once in a track, to create background feedbacks), accordions,
etc.
It is yet unclear if
“margini” should be considered as a “concept”
album – information included in the artwork are minimal –
but the title, the cover and of course the sound are reminiscent of
a sort of pacific isolation condition, a conscious escape from external
“noise”; from this point of view some separation factors
can be found vs. the previous release “ Cold House of Love”:
the latter is more painful, memories and unsaid things-related…The
cover shows a fence dividing some houses, within a balance between a
melancholic isolation and a contemplating breakaway, as a will to slow
down, take a distance maybe to understand them more deeply and finally
to value them. And so the music: “recurring expanded cycles letting
us go away for the right while”
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