"Il rumore delle cose"

- Ondarock.it -
Nati dall'unione creativa e spirituale tra Canaan e Colloquio, due dei
più valenti progetti dell'underground oscuro di casa nostra,
i milanesi Neronoia debuttano due anni fa con "Un Mondo In Me".
Album che già chiariva gli intenti del neonato side-project:
musica che si poneva come obiettivo lo scavo spietato di una interiorità
tormentata: una gelida e dolorosa introspezione dietro una maschera
di glaciale indifferenza. Musica che si sviluppa dunque attraverso territori
asfissianti e malinconici, come era anche lecito aspettarsi data l'ascendenza
dai Canaan, band tra le più fondamentali, e ingiustamente misconosciute,
del moderno panorama "dark" italiano.
E ora il discorso auto-analitico dei Neronoia prosegue nel "Rumore
Delle Cose", seguito più che ideale dell'album di debutto,
di cui viene perfino proseguita la numerazione dei brani senza titolo
(infatti si riparte qui da "XI"). Ancora più che nel
primo capitolo, ognuno dei dieci nuovi brani senza titolo di questo
album si porta dietro un peso quasi insostenibile. Sul "Rumore
Delle Cose" grava la fatica di ogni suo singolo istante, gesto,
respiro. Estremizzata la lezione sonora e atmosferica dei Lycia, le
due menti principali del progetto, Gianni Pedretti (Colloquio) e Mauro
Berchi (Canaan), rinchiudono la loro musica dentro un pozzo sempre più
profondo, e se ne stanno lì immobili nel buio con gli occhi ciechi
e spalancati.
La voce di Pedretti annega nel proprio distacco, rivolta all'apparenza
unicamente a sé stessa: flussi di coscienza nutriti di vuoto
e solitudine, persi in bassi abulici e ritmi lenti e svogliati, feriti
da subdoli inserti dark-industriali. "Il Rumore Delle Cose"
osserva nel buio memorie e riflessioni con un'apatia che non è
nemmeno più disperazione. E quasi controvoglia le partiture strumentali
si aprono regolarmente a squarci di maestosa e indifesa bellezza, che
come detto discendono direttamente dai Lycia, specie quelli di "Ionia"
e "Stark Corner".
I suoni sono ovattati e la produzione è deficitaria, cose che
rendono ancora più morboso e opprimente l'insieme sonoro, capace
di aggredire in profondità il tessuto sensoriale, a dispetto
della sua calma apparente. Con "Il Rumore Delle Cose", Berchi
e Pedretti continuano le loro peculiari esplorazioni di paesaggi interiori
che nulla hanno di rassicurante e attraente. Eppure, basta ammetterlo,
familiari a tutti noi. Proprio per questo non stupisce constatare come
sotto una superficie così ostica rifulgano senza sosta melodie
epiche e dolenti. "Il Rumore Delle Cose" è il vuoto
che ci circonda, e che tutti noi ci portiamo dentro. Un album difficile
e ammirevole che a modo suo è un inno alla vita, all'intima verità
che tutti nascondiamo.
- Eutk.net -
Creatura dannatamente affascinante gli italiani Neronoia, che con "Il
Rumore Delle Cose" tagliano il traguardo del secondo full length.
Per descrivere questo nuovo lavoro sarebbe sufficiente rimandare alla
recensione che il buon Gino scrisse in occasione del primo "Un
Mondo In Me", poichè la band continua il discorso intrapreso,
sia da un punto di vista musicale sia da un punto di vista concettuale,
dal momento che i pezzi riprendono là dove la numerazione romana
si era interrotta.
I punti di riferimento rimangono quindi la musica ambient, mischiata
a infiltrazioni elettroniche, dark e un'ombra doom che aleggia su tutto
il disco. Una miscela sublime (nel senso originario del termine) in
grado di suggestionare in maniera quasi viscerale chi ascolta, riuscendo
a trasmettere un senso di angoscia, smarrimento e rassegnazione per
mezzo di una musica molto intimistica che si intreccia alla perfezione
con le liriche e la voce calda del cantante. Un disco che certamente
non si presta ad essere ascoltato ogni giorno, ma che merita di essere
affrontato con l'ausilio delle tenebre per potersi mettere realmente
in sintonia con "Il Rumore Delle Cose", un vero e proprio
viaggio all'interno di un buco nero.
Ineluttabilmente angosciante, oscuro, depressivo. Fatevi avanti, se
ne avete il coraggio.
- Rockambula.com -
Una dark band che ti fa tremare, palpitazioni sempre più
invadenti ti girano incontrollate nella testa, un colpo netto di ascia
che ti spezza il collo. I Neronoia mi ricordano che il dark wave italiano
vive e gode di ottima salute, il loro secondo album "Il rumore
delle cose" ne è la prova. Minimalisti accorti che scavano
nella mente, una lucida percezione degli oscuri sentimenti umani, una
luttuosa visione della poesia messa in musica. Penso ai Diaframma degli
"Albori" ma adeguati ai tempi correnti, chitarre minimaliste
che scrivono traiettorie definite ed una voce piena e calda che sembra
parlare gotico. Segnali confortanti che non possono che farmi sentire
morto di vita, i Neronoia aiutano i miei quasi sempre scadenti ascolti
e mi drizzano di piacere. E' dark rock. Finalmente dark rock. Un occhio
privilegiato per questa band milanese dalle spiccate doti musicali,
"Il rumore delle cose" è sicuramente uno dei miei migliori
ascolti del 2008. Da paura.
(Voto: 5/5 Riccardo Merolli)
- Kathodik.it -
“Un Mondo In Me”, album datato 2006, aveva segnato
l’avvio della partership tra due dei più interessanti progetti
musicali della scena alternative italiana, i Canaan e i Colloquio. Dall’unione
delle forze di Matteo (chitarre), Alberto (basso e tastiere), Mauro
(tastiere, basso e chitarre), Andrea (batteria) e Gianni (voce), nacquero
così i Neronia.
LP di debutto fu assai sorprendente: dieci brani all’insegna di
una dark-wave claustrofobica e glaciale come mai forse si era ascoltato
prima in Italia. E dopo uno iato di due anni, ecco i nostri eroi tornare
sulle scene con un album “Il Rumore Delle Cose”, lavoro
forse addirittura superiore al precedente.
Le tracce (numerate da XI a XX, proprio a voler tracciare una linea
di continuità con i dieci pezzi che compongono “Un Mondo
In Me”, contrassegnati sempre da numeri romani) rivelano un sound
se possibile ancora più ipnotico e angosciante, morboso ed opprimente.
Il risultato è un disco di notevole bellezza, una sorta di rosario
fatto di grani che sprigionano epicità ed irredimibile malinconia
ad ogni piè sospinto. Capolavoro. (Marco Loprete)
- Versacrum.com -
Il filo spezzatosi coll’ultima traccia di “Un mondo
in me” si riannoda all’opener “XI”, ed è
ancor un cammino lastricato di dolore quello che ci apprestiamo a percorrere.
Il rumore delle cose riprende le tematiche obscure ed introspettive
che permeavano l’atto primo, amplificandole se possibile, come
ben esplicato da “XII” (anche la numerazione romana è
conseguente), brano che fa di voce e chitarre le protagoniste, con una
sezione ritmica volutamente posta in secondo piano, a dettare discretamente
un ritmo comunque lento, compassato. Spiragli di luce non si scorgono,
l’incedere solenne di “XIII” è nero come la
pece, e come essa vi s’appiccica addosso: il collettivo Neronoia
è coeso e determinato, e questa sua seconda prova ne attesta
la definitiva maturazione, sia a livello compositivo che stilistico.
A differenza di altri acclamati acts facenti del lato più estremo
del doom la loro fede, i nostri cinque connazionali non ci stordiscono
con brani artificiosamente dilatati, ricorrendo in vece a minutaggi
ridotti, spogliando così ogni singola canzone di velleità
pretenziosamente psichedeliche, ed evitano il ricorso al caos primordiale,
ma fine a se stesso. Rumorismo discreto annunzia “XIV”,
episodio che poi sfocia in una ambientazione darkeggiante e gothika
derivata dai Sisters dell’imprescindibile eppì “The
reptile house”; anche l’interpretazione di Gianni predilige
un recitato sofferto ma intelligibile, mai rantolante o gorgogliante,
perché le parole sono importanti, perché le cose parlano,
vivono e muoiono… hanno un loro linguaggio. “XVI”
introduce vibrazioni, che presto si trasformano in brividi, e si chiude
con un grandioso arpeggio della sei corde, evocante gli spazi siderali,
od il silenzio del deserto. La rassegnazione indotta da “XVIII”
bandisce qualsisia barlume di speme ventura, “XIX” è
misantropica ed assolutamente disperata, come l’urlo soffocato
che l’attraversa, eppoi giungiamo a “XX”, ed il cielo
plumbeo che ci sovrasta, coi suoi nembi catramosi a sovrapporsi quasi
a volerci schiacciare, pare per un attimo squarciarsi. “Neronoia
continua ad essere un niente che per noi è molto importante”,
scrivono gli autori sull’info-sheet. Già, per tutti noi
è molto importante… (Hadrianus)
- Darkitalia.com -
A due anni di distanza dal loro primo lavoro insieme ,Canaan
e Colloquio ci prendono gusto ed escono dai loro " bagliori notturni
" con questo splendido " Il rumore delle cose ". I due
gruppi unitisi In questo side-project denso di emozioni e di lacrime
d'assenzio , racchiudono in questo malinconico grimorio tutto il loro
tormento e tutta la loro glaciale indifferenza. Il loro mondo è
un paesaggio autunnale dove il dolore dei vivi ha sapore di miele e
dove asfissianti territori vengono spesso accecati dalle intensità
delle loro ombre. L'anima nera e l'oscuro angelo che risiedono nei cornicioni
di questo apprezzabile lavoro li abbiamo già scovati nelle malinconiche
stanze dei Canaan , nostrana band sicuramente tra le più affascinanti
del panorama dark moderno reintrodotte , poi , in quel mondo in me e
dove ora vengono reincarnati in queste 10 tracce senza volto. Si riparte
dai sentieri autunnali lasciati dal precedente platter con un nuovo
capitolo , nuove emozioni e nuove lacrime. Dieci tracce senza titolo
, un po' come maschere veneziane senza trucco segnate da ritmi a tratti
insostenibili e dove ogni singolo istante possiede una sua anima ed
un suo respiro. I due pierrot Gianni Pedretti e Mauro Berchi sembrano
quasi aver paura della luce che può uscire dalla porta della
loro soffitta rimanendo immobili vestiti di polvere. Le sonorità
sono come degli antichi pozzi dalla sconosciuta fine . Lenti ed apatici
si nascondono ed annegano nelle loro stesse lacrime. La voce di Pedretti
annega nello stesso lago di terrore ed apparendo abulica , risvegliata
a tratti da geniali inserimenti industriali.Il decadente congegno alchemico
contiene frammenti di assoluta bellezza e di incredibile atmosfera entrando
nei tumuli di spazio senza tempo dove le memorie sono demoni dallo sguardo
dolce e dove la malinconia porta la corona di questo regno fatto di
detriti.La morbosità dei suoni rende l'incubo ancor più
reale dove la sua calma apparente viene lacerata da aggressioni sonore
e bagliori industriali.Ancora una volta il side-project italiano dimostra
di essere in grandissima forma riuscendo in questo " rumore delle
cose " a farci vivere tutto l'orrore di questa società.
Il vuoto che ci circonda , i suoi silenzi e la sua cattiva edera germoglia
ed avvelena le pure emozioni che spesso vengono ferite dall'ipocrisia
. La difficoltà nell'esprimere le emozioni che uno porta dentro
è da sempre stato un demone dai grandi occhi per la stragrande
maggioranza degli artisti e poeti che hanno animato questo " teatro
vivente " . Il rumore delle cose riesce a descrivere tutta la sua
oscurità ed addirittura a dipingere tutta la sua controvoglia
e tutta la sua apatia di fronte ad un mondo che non sente suo e che
non gli appartiene.
- Entrateparallele.it -
La premessa importante è che i Neronoia sono tutto fuorché
una band metal. Questo progetto ha in sé un’originalità
tale per cui è piuttosto difficile definirne il genere di appartenenza,
che si basa soprattutto sull’uso di una voce recitante (ma potremmo
dire anche narrante) e di suoni semplici, a volte dissonanti, fatti
spesso da tastiere e batterie lontane, mentre le chitarre hanno una
valenza meno importante. Nonostante questa apparente semplicità
e nonostante il loro modo di suonare possa in un primo momento non piacere,
la musica dei Neronoia non stanca mai, e non annoia. Parlando di gruppi
italiani, è facile ravvisare alcune somiglianze con i La Crus
più sperimentali, ma con tendenze più dark, e con i Marlene
Kuntz per via dei testi in chiave filosofica, ma senza l’evidente
aggressività quasi punk che ha sempre contraddistinto la band
piemontese. I Neronoia non sembrano suonare con l’intento di stupire
o di attirare grandi folle; la loro, anzi, è quasi una musica
da viaggio mentale, e ci si perde facilmente nei meandri dei testi e
delle melodie vagamente ipnotiche, ma nelle quali è sempre possibile
riconoscere un inizio, uno svolgimento e una fine. Il ritmo dei diversi
brani (che in pratica non hanno un titolo, perché il titolo non
è importante qui, ma la sostanza del brano stesso) è praticamente
sempre uguale, ma siamo sempre in grado di distinguere ogni scena di
questa ridda di immagini e di simboli che compongono il mondo onirico
in cui si scivola dolcemente. Bisogna quindi possedere apertura mentale,
perché, come già detto, un primo impatto potrebbe non
essere subito positivo, ma una volta che si prende coraggio, le melodie
suggestive e le poesie che ne compongono i testi risulteranno difficili
da dimenticare.
- Vanishingbutterflies.splinder.com -
Nel corso del tempo le cose assumono un valore differente e
spesso, distratti dal farsi e disfarsi degli eventi, non ci accorgiamo
di questi cambiamenti. Ecco allora che percepire il suono di tale modificazione
assume un ruolo ben più importante di quello che potremmo concedere
in prima istanza. 'Il Rumore Delle Cose' è tutto questo. Sapere
riconoscere un suono, un battito d'ali, un rovistio tra cianfrusaglie
o un ritornello che svanisce nel vuoto. La Eibon Records ci riconduce
a quell'essenza pubblicando il secondo lavoro in studio di un gruppo
nato dal frapporsi di idee e sensazioni di Mauro Berchi (Canaan) e Gianni
Pedretti (Colloquio). Un progetto già grandioso agli albori che
si sta focalizzando sempre di più distinguendosi per un'armonia
(r)umorale raramente riscontrabile nelle molteplici altre uscite del
genere. I Neronoia hanno raggiunto uno status dal quale guardare tutti
dall'alto. E se cadere dall'alto improvvisa un frastuono, riconoscersi
sensibili alle piccole cose è sinonimo di grandezza culturale.
'Quello che vediamo. Quello che facciamo. Tutto lascia una traccia,
tutto ha un significato da qualche parte. Le cose hanno un'anima. Le
cose esistono al di fuori della nostra percezione. Le cose parlano,
vivono e muoiono. Le cose hanno un loro linguaggio e fanno un rumore
ben preciso che solo orecchie allenate possono sentire'.
- Loudvision.it -
Taccia chi vive, parli chi muore...
"Il Rumore Delle Cose" è il secondo parto del progetto
Neronoia. In effetti verrebbe quasi da considerarlo il gemello siamese
di "Un Mondo In Me", considerando la forte continuità
concettuale e musicale tra i due lavori. Basti vedere la numerazione
progressiva delle tracce nei due dischi: "Il Rumore Delle Cose"
inizia con "XI", laddove "Un Mondo In Me" terminava
con "X" - solo numeri romani per le canzoni dei Neronoia.
Sarebbe però ingiusto affibbiare a "Il Rumore Delle Cose"
l'etichetta di "Un Mondo In Me parte 2". Innanzitutto, musicalmente
ci troviamo di fronte ad un'evoluzione, o quantomeno ad un miglioramento
della materia contenuta nel primo capitolo marchiato Neronoia. Certo,
parliamo sempre di canzoni rarefatte, con una spina dorsale ritmica
appena accennata, qualche sporadica reminiscenza rock sotto forma di
riff o accordi di chitarra e la voce recitata di Gianni Pedretti. Impossibile,
però, non notare qualche cambiamento. Fondamentalmente nella
cura e nella scelta dei suoni, meno grezzi e sfocati che nel primo disco.
La voce di Gianni, poi, è maggiormente definita e in primo piano,
rendendo meno distanti e indecifrabili i testi. C'era chi aveva criticato
"Un Mondo In Me", sostenendo che l'atmosfera brumosa e sporca
che aleggiava per quelle dieci canzoni fosse solo un escamotage per
mascherare l'assenza di mezzi adeguati. "Il Rumore Delle Cose"
leva ogni dubbio sotto questo aspetto, risultando più definito
e, passateci il termine, "professionale", senza perdere un'oncia
di atmosfera o efficacia.
Siamo comunque di fronte ad un disco meno affossante del precedente.
Saranno i succitati miglioramenti in sede di produzione? In realtà,
il fatto è che "Il Rumore Delle Cose" è un disco
più riflessivo, più meditato e meno disperato. Non stiamo
dicendo che brilli qualche speranza in fondo al pozzo nero di questi
quarantun minuti di musica, intendiamoci. Solo, in mezzo al magma dei
testi di Gianni si intravede una volontà di confronto, di interazione
con gi altri, che rende questo disco dei Neronoia più umano,
più vicino. E quindi, paradossalmente, ancora più doloroso
nel suo essere meno esasperato.
Un passo avanti rispetto a "Un Mondo In Me", e probabilmente
il disco italiano dell'anno. Ignorarlo sarebbe una colpa.
( Gabriele Ferrari)
- Fucine.com -
Una delle cose più angoscianti dei Neronoia è come le
parole di Gianni (Colloquio) riescano a trasmettere l'orrore di una
quotidianità statica e immutabile, tappezzata da problemi che
non si risolvono, con l'assordante “rumore delle cose” che toglie lucidità,
che costringe a ricordare e a fare sempre i conti col proprio passato.
Perdendo. Il nuovo disco dei Neronoia si presenta con un'immagine che
ricorda una scultura di Mascherini e comincia da XI, perché di
fatto è il seguito di Un mondo in me (primo album di dieci capitoli),
anche dal punto di vista musicale. Dato per scontato che Gianni Pedretti
possieda statura di autore, la sfida che i Neronoia devono vincere è
quella di non essere la giustapposizione dei due progetti dai quali
originano, ovverosia non essere i Canaan con la voce dei Colloquio:
questione risolta sin dall'esordio, che ne ha disegnato il volto con
tratti decisi. Il punto di svolta in questo senso è un cambio
di metodo compositivo, iniziato con The unsaid words dei Canaan: lavoro
preliminare nei propri studi casalinghi, collaborazione con Alessio
Camagni ai Noise Factory Studios e diverso mixaggio dei brani. Di quest'ultima
attività rimane il segno soprattutto sulla sezione ritmica, che
in alcuni brani diviene ossessiva e nervosa, specie quando accompagna
testi basati sulla ripetizione dello stesso verso. Mauro Berchi e soci
rinunciano ai pezzi ambient e ai campionamenti, si concentrano solo
sulle canzoni (pur non tornando alla forma-canzone) e provano ad alternare
alle loro caratteristiche parti liquide di chitarra e tastiera (di ormai
lontana discendenza Cure) altre più scure e dissonanti. XI, che
alterna un andamento percussivo industrial soffocante e inesorabile
a liberatorie esplosioni di chitarra, è uno dei migliori episodi
assieme a XV, altro brano dalla sezione ritmica malata, cui questa volta
si adeguano anche gli altri strumenti, distorti e acidi (che sia una
reminescenza degli Swans?). In altri “capitoli” tutto si fa più
sospirato e lento come nei Canaan, ma, come accennato, il gruppo cerca
di mantenere un'impronta distinta e più obliqua. Gianni Pedretti,
invece, per certi versi non cambia. Il suo tono è più
basso, quasi rauco, l'adeguamento alla musica c'è (le iterazioni
di cui sopra, gli sporadici filtri sulla voce), ma i temi sono quelli:
solitudine, incapacità relazionale, immobilità, infanzia
e ricordi, la figura paterna. Gli accostamenti di parole e le immagini
rimangono di straordinaria efficacia. In conclusione, Il rumore delle
cose è un disco che pesca elementi da varie regioni della galassia
dark, li ricompone col gusto e la sapienza di una grande band e li fa
parlare il linguaggio del cantautore. Da avere.
- Perkele.it -
"Provo a dare un sostegno a questo mio mondo che perso nel nulla in piedi da solo più stare non sa". Il refrain della bellissima "XIII" è capace in poche parole di descrivere perfettamente il mondo dei NeroNoia. Un mondo dove l'apatia incontra la rassegnazione, dove la voglia di vivere è ridotta al minimo e quindi si cerca di condurre una vita ai margini dell'esistenza, un mondo dove anche il minimo tentativo di risollevarsi viene visto come uno sforzo enorme, se non inutile. "Un mondo in me" è il nuovo lavoro dei NeroNoia e segue il "successo" dell'acclamato debutto "Un mondo in me" pubblicato un anno e mezzo fa sempre dall'egregia etichetta milanese Eibon Records. Laddove il primo disco cementava una miscela di dark/doom immersa in scenari industriali, questo nuovo album poggia invece su ritmi ipnotici e nere atmosfere ovattate, apparendo come un abissale post rock dai toni drammatici e, talvolta, psichedelici, soprattutto in certi suoni e soluzioni chitarristiche. La citata "XIII" e le seguenti "XIV", "XV" e "XVI" (le canzoni, come per il debutto, non hanno titoli ma semplici numeri romani a rappresentarle) sono il cuore dell'album, un cuore che batte a rilento e che sembra quasi fermarsi ed emanare l'ultimo sofferto battito, prima di riprendere, stancamente, il suo incidere pacato e raggiungere una flebile luce/speranza nella meravigliosa "XIX". Un album che ad ogni nuovo ascolto regala nuove sfumature tendenti a portare l'ascoltatore in un mondo dove la solitudine e la nostalgia diventano necessità e non desiderio. Un disco dedicato a chiunque creda e voglia che possa anche piovere per sempre.
- Disintegration.it -
Secondo album affascinante per questo progetto che vede la fusione di due band culto del panorama italico come Canaan e Colloquio (da oramai considerarsi band a sé, con l'aggiunta della collaborazione dei giovani e promettenti Act Noir), in un interessante dark ambient suggestivo e avvolgente, come insegnava l'antica tradizione della Cold Meat Industry. Qui il suono è la nostra strada e la voce è la nostra ruota, errante in percorsi dolcemente decadenti. Incantesimi di delicata polvere Doom (da ricordare “The unsaid Words”, in altri versi addirittura i Dolorian e Tiamat dei bei tempi che furono), nell'aria ricca di echi e incipit riflessivi. L'album è suddiviso in dieci numeri romani, tracce mostrate come se fossero capitoli di una storia. I “segnalibri” memorabili rimangono incollati al quarto (con uno struggente uso del tastierato, che immerge nei synth per fortificarsi negli eterni toni bassi della narrazione) e settimo (linee incisive di basso agiscono solitarie, in un tappeto di tristezza degno del miglior Duncan Patterson), nonché il lento intercedere folkish della traccia del congedo, come termine di un doloroso funerale di ricordi. Dedicato a chiunque voglia concedersi una vacanza da ciò che lo circonda, e abbia il tempo di sentirsi penetrare nelle ossa questa gemma d'ombra che si incastonerà tra i migliori episodici italici dell'anno.
- Outune.net -
“Il Rumore Delle Cose” prosegue il discorso intrapreso nel primo capitolo dei Neronoia, “Un Mondo In Me”, e ne chiarisce ulteriormente gli intenti artistici.
Ancora una volta abbiamo a che fare con qualcosa di scomodo, di doloroso: ombre che riemergono dal passato, ricordi sgradevoli e laceranti, rumori di fondo che non si riescono a far tacere (il titolo non è affatto casuale). Non ci sono molti punti di rottura rispetto al disco precedente, anzi si potrebbero ascoltare entrambi gli album in rapida successione: a parte una maggiore componente noise, grazie alla quale i suoni de “Il Rumore Delle Cose” risultano magistralmente frantumati e sminuzzati, il flusso sonoro e i temi delle liriche rimangono gli stessi. Neronoia continua ad essere “lo specchio nel quale la felicità e il dolore vengono riflessi con la stessa, fredda indifferenza” (dalle stesse parole del gruppo): la voce di Gianni continua ad essere una diretta manifestazione dell'angoscia, i testi rappresentano la fedele cronaca di una silenziosa ed incessante apocalisse quotidiana, la musica riesce ad unire perfettamente dissonanze urticanti e liquide melodie, inquietudine e rassegnazione. Si rimane così, immersi in una pioggia eterna, privi della possibilità di scorgere all'orizzonte un improbabile lieto fine. Come per le opere di Canaan e Colloquio, anche per quelle di Neronoia l'impressione finale è sempre la medesima: di aver ascoltato qualcosa che non avrebbe dovuto esser udito, perché troppo amaro e intimo; una sorta di sacrificio sia per il compositore sia per l'ascoltatore. Ma forse si tratta di un sacrificio necessario.
Sarebbe pleonastico ribadire per l'ennesima volta lo straordinario valore del duo Berchi Pedretti: mi limito ad aggiungere che “Il Rumore Delle Cose” è il degno successore di “Un Mondo In Me”, e che si tratta di una delle uscite irrinunciabili di quest'anno. Da avere e custodire gelosamente. (S.M. )
- Audiodrome.it -
Secondo lavoro per i Neronoia, impostisi nel 2006 con l'avvincente Un
Mondo In Me e oggi tornati con un album che ne ribadisce il valore di
formazione dalla poetica fuori dall'ordinario e dalla straordinaria
capacità affabulatoria. Come per il primo episodio, i Neronoia
decidono di proseguire nella numerazione dei brani a sostituirene i
titoli, vezzo che, lungi dal risultare sterile esercizio di forma, sottrae
all'ascoltatore ogni tentazione di percorrere una via già indicata
e lo costringe ad un approccio libero da idee preconcette e, quindi,
più attento. La prima sensazione che si ha di fronte a queste
composizioni è quella di trovarsi nella scomoda posizione del
guardone, ovverosia di colui che scruta furtivamente il doloroso dipanarsi
della vita altrui, fino ad arrivare alla totale ed involontaria compartecipazione
con le emozioni dello spiato. Musicalmente questo processo di lento
ma continuo sprofondare dell'ascoltatore nell'animo dei Neronoia viene
sottolineato da un suono che concilia atmosfere dilatate e stranianti
con un utilizzo sapiente dell'elemento ritmico, mai gridato eppure fondamentale
nel puntuare l'evolversi delle composizioni. Inutile ribadire come la
voce narrante sia chiave di volta e cardine del suono targato Neronoia,
vera e propria linea guida capace di trasportare per mano l'ascoltatore,
quasi mesmerizzante nel suo incedere suadente e sinuoso. Il Rumore Delle
Cose ha la capacità di unire un toccante impatto emotivo con
una cura maniacale nella ricerca dei suoni e nella costruzione dei brani,
così che nulla vada ad interrompere la fluidità del tragitto,
a distrarre dall'osservazione dei luoghi incontrati lungo il cammino.
Davvero difficile definire le coordinate di questo lavoro, stabilire
parallelismi o similitudini, se non accennando a termini fatui come
dark o wave, ovverosia linee guida tanto lasche da consentire di affermare
tutto e il contrario di tutto, nella pretesa di offrire una benché
vaga idea della materia trattata. Verrebbe da dire che i brani dei Neronoia
vanno a riverberare nel torace dell'ascoltatore, così da toccarne
i nervi e infondere maggiore forza alle immagini suggerite dai suoni.
Potrebbe sembrare un'affermazione buttata lì per far colpo, il
classico tiro ad effetto, eppure a voler essere sinceri è proprio
questo l'effetto che provoca l'ascolto de Il Rumore Delle Cose: non
solo suono ma anche forma fisica che lo produce.
- Heavy-Metal.it -
Grigio, fumoso, distante, ammaliante... sono molti gli aggettivi che
si possono dare a "Il Rumore Delle Cose", secondo lavoro dei
Neronoia e ideale prosecuzione del debutto "Un Mondo In Me"
(come indicano anche i titoli delle tracce, una semplice numerazione
da "XI" a "XX"), ma questi quattro sono i primi
che mi vengono in mente ogni volta che tento di dare una definizione.
L'ascolto dell'apertura del disco d'altronde rende inutile qualsiasi
parola e descrive perfettamente quello che si andrà a sentire:
atmosfera livida e caligginosa, suono distante ma sentito, una sensazione
di grandiosa disperazione che aleggia su tutto. Sono queste le coordinate
su cui si muove "Il Rumore Delle Cose", una lucida analisi
del male di vivere, una coltre prodotta dallo spurgarsi dell'anima,
soffocante ma catartica. Non è facile definire la proposta dei
Neronoia, possiamo chiamarla dark wave ma in essa si trovano dell'industrial
e dell'ambient, del post rock e persino una vena cantautorale (adattissima
a mio avviso la scelta dell'utilizzo della lingua italiana, l'effetto
delle parole che si stagliano sul tappeto sonoro è conturbante
ed affascinante). I dieci brani che compongono "Il Rumore Delle
Cose" sono un viaggio andata e ritorno in una nube grigia di rassegnazione
illuminata qua e là da confortanti sprazzi di luce, un'esperienza
che chi ama certe sensazioni non può non apprezzare. I Neronoia
sono quindi qualcosa di più di un semplice progetto dei Canaan
e dei Colloquio, sono un'entità ben definita dotata di personalità
e di una propria autonomia. Per quanto mi riguarda la cosa migliore
sentita nella prima metà del 2008. (Sauro Bartolucci)
- Rock-impressions.com -
I Neronoia, per chi non lo sapesse, sono un side project fra i Colloquio
e i Canaan nato un paio di anni fa e che ha già dato alle stampe
un primo cd. Questo nuovo album ne segue le orme, infatti i titoli partono
dal numero XI e il primo album aveva proprio dieci brani. Questo progetto
non si discosta molto da quanto gli artisti interessati propongono con
i rispettivi progetti musicali, nel senso che ne è una forma
di evoluzione, il cantato disperato e sospirato di Gianni non è
molto diverso da quanto fatto coi Colloquio, musicalmente troviamo un
utilizzo diverso e più incalzante delle ritmiche. Il Rumore delle
Cose è un album per persone che amano la tristezza e le sensazioni
nostalgiche, che faticano a trovare senso nella vita di ogni giorno
e amano le tinte fosche e i chiaroscuri, il nascondimento e la solitudine.
Un canto per tutti gli emarginati, gli incompresi, i delusi, gli afflitti,
“… stavamo tutti fermi, confusi ed infilzati, bocche mezze
aperte e occhi affaticati…” questi versi del secondo brano
non poteva essere più lucido. I brani sono geometrie perfette
del male di vivere, musica buona per gente persa in labirinti psichici,
ogni suono dona la giusta atmosfera di claustrofobia e di rassegnazione.
Difficile volersi perdere consciamente nei meandri delle sensazioni
partorite da questa musica tanto terribilmente efficace, e questa musica
fa infatti appello all’inconscio, un incontro metafisico fra l’artista
e il suo pubblico a cui si risponde per empatia e non per scelta. (GB)
- Shapelesszine.com -
"Quello che vediamo, quello che facciamo, tutto lascia una traccia, tutto ha un significato, da qualche parte. Le cose hanno un'anima, le cose esistono al di fuori della nostra percezione. Le cose parlano, vivono e muoiono. Le cose hanno un loro linguaggio, e fanno un rumore ben preciso, che solo orecchie allenate possono sentire. Neronoia continua ad essere un niente che per noi è molto importante".
Sarò ripetitivo, ma anche per questo secondo capitolo della storia dei Neronoia ho voluto iniziare con le parole che il gruppo stesso utilizza per presentare il proprio lavoro, forse perché, come nel caso di "Un Mondo In Me" queste poche righe sintetizzano alla perfezione il senso profondo di un lavoro di livello elevatissimo.
Per chi si fosse perso il primo episodio, ricordiamo che Neronoia è un progetto nato dall'incontro tra Gianni Pedretti dei Colloquio e i Canaan di Mauro Berchi. Il risultato di questo sodalizio artistico è una nuova realtà che appartiene ad entrambe i mondi e, allo stesso tempo, trova una sua dimensione personale e unica, che con "Il Rumore Delle Cose" diventa ancora più marcata e definita.
Il nuovo album si presenta chiaramente come la naturale continuazione di "Un Mondo In Me", cosa che viene resa palese anche dalla scelta di far riprendere la numerazione delle tracce dal numero undici, ripartendo lì dove il primo capitolo si concludeva. Anche musicalmente la continuità è innegabile, ma rispetto al passato ci sono stati addirittura dei miglioramenti, con una cura dei particolari e un'intensità ancora maggiori. Prendiamo ad esempio la gestione del suono in questo nuovo CD: tutto l'album continua a portare avanti quella sensazione di ambiente ovattato, che si sposa perfettamente con le atmosfere cupe e opprimenti della musica, ma questa volta la cura dei suoni è stata più oculata e nessuno potrebbe rischiare di scambiare una precisa scelta artistica per mancanza di mezzi o trascuratezza.
A livello di songwriting, il lavoro già splendido compiuto in "Un Mondo In Me" viene eguagliato e forse anche superato: Mauro Berchi e gli altri componenti dei Canaan hanno una invidiabile capacità di sintesi, che si trasforma in intense costruzioni musicali di durata contenuta, eppure capaci di comunicare con una forza incredibile: gli strumenti sono dosati con attenzione e ogni nota è una pennellata perfettamente incastonata in una trama fatta di suoni dilatati, un ritmo lento che segue il battere del cuore, sprazzi di luce e, ancora una volta, una coltre che soffoca, impedisce il movimento, ti priva di ogni forza, fino a lasciarti lì a fissare il vuoto. Parlare di generi non avrebbe senso nel mondo dei Neronoia: dark wave, doom, ogni riferimento sembra comunque essere incapace di dare confini a qualcosa di inafferrabile.
A tutto ciò si affianca la magistrale prova di Gianni come interprete ed autore dei testi. Una lunga meditazione sull'ineluttabilità del dolore, sull'incapacità di agire e talvolta su quella quieta consapevolezza e accettazione che permette trattare i temi più cupi con una sorta di distacco razionale. Anche solo guardando lo stile di Gianni si può notare questo: niente immagini ermetiche, pseudo-poetiche o intellettuali; al contrario uno stile di scrittura lineare, lucido e disilluso, che non nasconde niente e che, anzi, ridona tutta la forza ad ogni parola. Un ennesimo capolavoro, quindi, che non solo conferma ogni singolo pregio del precedente, ma addirittura compie un ulteriore passo avanti.
Da avere a tutti i costi. (Danny Boodman - Maggio 2008)
- Sensorium.it - TOP ALBUM
Due anni separano "Il Rumore Delle Cose" dal precedente "Un Mondo In Me": un lasso di tempo non eccessivamente lungo, ma che ha contribuito a maturare ulteriormente gli intenti sonici del quintetto lombardo, giungendo con tutta naturalezza alla cristallizzazione di un universo oramai autonomo e distintivo. Ricordiamo difatti che Neronoia rappresenta una sorta di side-project generato dal sodalizio artistico tra Canaan e Colloquio, un progetto ontologicamente ombroso e 'low-fi', lontano anni luce dalle logiche commerciali di mercato, ma proprio per tali premesse senza dubbio interessante e creativo. Neronoia riprende la sua fosca narrazione nel segno della continuità, enumerando dieci nuove tracce che aggiungono ulteriore fascino industriale alle tenebrose esternazioni dei Nostri. Soffocante, ruvido, pregno di riverberi e pulsazioni meccaniche, il sound del combo alterna torbide aperture melodiche (come in "XII", "XVII" e "XX", gli episodi più prossimi agli scenari tormentati dei Colloquio del vocalist Gianni Pedretti) a scansioni robotiche ed implacabili figlie dei Godflesh più ipnotici (quelli di "Selfless" - si esiti, nello specifico, su "XV" e "XI").
Preso atto del contesto in questione, radicale ed incompromissorio, il rischio dell'autocitazione é dietro l'angolo. Ma la forza dei Neronoia sta nella cura certosina riservata alla scrittura dei brani, impreziositi da una ricercatezza ossessiva e claustrofobica, tale da avvincere chi si pone all'ascolto pur considerando il peso specifico della discesa negli inferi. Un disco complesso, impegnativo e drammatico, ma al contempo qualitativamente ineccepibile. ( Michele Dicuonzo )
- Metalloitaliano.it -
Dopo lo strepitoso Album “Un Mondo In Me” uscito nel 2006, ecco l'attesissimo ritorno sulle scene di Canaan e Colloquio ancora riunite insieme, per nostra grande soddisfazione nel progetto Neronoia, sciogliendo, semmai ce ne fosse stato, ogni ragionevole dubbio e scetticismo sul loro stile musicale. Indiscutibilmente i Neronoia sono una realtà vera, autentica e genuina, maestri nel trasformare in prosa musicale lo stato d'animo dell'uomo, ed il loro sound innovativo e coinvolgente è tornato a vibrare e affascinare la nostra mente. Questa nuova opera d'arte musicale è una continuazione sia nello stile che nella numerazioni delle tracce del precedente lavoro. Partendo dalla song “XI” i Neronoia, ci portano a contatto diretto con il rumore delle nostre azioni delle nostre frustrazioni. La voce del vocalist Gianni, triste, tenebrosa, piena di amarezza, ci accompagna attraverso queste nuove dieci tracce in un viaggio, tra visioni e parole, che ci fa toccare con mano il nostro quotidiano fatto di cose abitudinarie, ma mai realmente osservate concretamente, restituendo loro vero il valore e significato. Ogni traccia è suonata magistralmente si passa dal doom dark ad ambientazioni psichedeliche che sorreggono splendidamente la voce narrante di Gianni Pedretti, dando un senso di abbandono, di totale trasporto e fusione, risultando una ipnotica ballata che di poesia si nutre, che ti avvolge per non lasciarti più scampo, catturando la mente come la terra cattura ogni goccia che cade, espandendosi filtrando fin sotto la crosta arrivando fino al centro dell'animo. Ogni canzone è lasciata a mio giudizio alla giusta libera interpretazione di chi le ascolta, lo sottolinea il fatto stesso che nessun titolo è stato dato tranne un identificativo numero romano. Questo è un album è una nuova opera d'arte, da ascoltare ripetutamente; lasciamoci trasportare catturare e cullare, lasciamoci incantare dai Neronoia, con musica nostalgica e tristi dolci decadenti parole... ” Taccia chi Vive parli chi Muore ora e per sempre noi due nel dolore”... (Riky)
- Darkroom-magazine.it -
A breve distanza dal debutto "Un Mondo In Me" mi ritrovo tra le mani il secondo capitolo dell'avventura Neronoia: "Il Rumore Delle Cose" nasce, come il precedente disco, dalla collaborazione tra alcuni componenti dei Canaan e la bellissima voce di Gianni Pedretti dei Colloquio. Mi preme sottolineare come sia riduttivo parlare di progetto collaterale estemporaneo, dal momento che questa seconda fatica fa emergere il consolidamento definitivo di un gruppo autonomo in tutto e per tutto. La maturità compositiva dei gruppi 'madre' si è sempre fatta ampiamente apprezzare, ma la simbiosi artistica in questo disco ha dato frutti inaspettati. Matteo, Alberto, Mauro, Andrea e Gianni sono l'anima nera e sofferta del "Rumore Delle Cose", titolo alquanto suggestivo e pregno di rimandi filosofici. Quasi a voler dare una spiegazione del nulla che ci circonda, esprime in qualche modo un'idea di disturbo legato al rumore degli oggetti e si contrappone a quello del primo disco, che puntava invece sulla dimensione intima degli autori ("Un Mondo In Me", appunto). In realtà i testi, letti attentamente, mantengono profondi rimandi introspettivi che oserei quasi definire 'spirituali'. Il mondo tratteggiato dai Neronoia è raggelato, vuoto e tremendo nel suo incedere che non lascia scampo, annichilisce, percuote e lascia svuotati e paralizzati. I fantasmi umani che narrano e sussurrano il loro dolore all'interno dei brani "disegnano figure mentre il mondo si muove all'imbrunire, stanno fermi a bocca spalancata e vengono infilzati, sono quelli che, nel mondo che loro malgrado li circonda, rimangono per una vita in silenzio, oppure viaggiano tra le lame dell'indifferenza...". Una libera interpretazione di stralci dei testi - e per una volta è da qui che voglio partire. Certo la musica, eccellente e più focalizzata rispetto al disco di esordio, è importante, ma questo disco senza l'intensità delle parole sarebbe monco, privo di una base che invece lo rende così unico. Anche la splendida copertina rientra alla perfezione nel quadro d'insieme e raffigura mani nodose, intrecciate, che tentano di risalire in preghiera verso l'alto su uno sfondo nero, illuminate eppure apparentemente indifese. Riferimenti visivi concettuali (come le foto del booklet) e testi da assimilare con pazienza e attenzione lasciano una traccia che alla fine ognuno sarà libero di interpretare a modo suo. Già queste premesse potrebbero bastare, ma non possiamo non parlare anche del lato musicale, che in questo felice capitolo discografico raggiunge vette notevolissime. Nel caso dei Neronoia anno 2008 non è utile né tantomeno necessario tentare improbabili accostamenti o scivolosi riferimenti a generi musicali, perché inevitabilmente non sarebbero sufficienti oppure non sarebbero corretti. Mi piace parlare semplicemente di grande musica d'autore. L'impianto musicale è volutamente scarno, ha un incedere lento e ipnotico ed è arricchito da filtri e rielaborazioni elettroniche che lavorano alla grande sugli strumenti e sulla voce già significativa di Gianni. Tappeti di tastiere dolci e malinconiche ed un ottimo lavoro di chitarre e basso che non risultano mai invadenti, restando 'al loro giusto posto' con grande equilibrio, completano il quadro. Anche in "Il Rumore Delle Cose" le canzoni non hanno titolo ma sono caratterizzate da una serie di numeri romani, che ripartono da dove si era fermato "Un Mondo In Me". Si parte quindi dalla traccia XI, per approdare alla spettacolare XII, uno dei pezzi più belli, dove la voce di Gianni è lasciata libera da orpelli elettronici, piena e luminosa. XIII lascia più spazio al lavoro di synth e tastiere, che sanno farsi malinconiche e crescenti nell'esplorare il dramma umano, in un pezzo nel quale la malinconia diventa travolgente e ubriacante. In XIV Gianni sussurra e penetra l'ascoltatore recitando le parole più importanti del disco, "taccia chi vive, parli chi muore, ora e per sempre, noi due nel dolore", su una base musicale che riprende ed amplifica l'impostazione angosciata e angosciante di tutto il disco. Lenta e ipnotica XVII nel suo progredire lineare; importante rimarcare il notevole lavoro in fase di produzione di tutti i brani, che mantengono una notevole pulizia anche quando le soluzioni di mixaggio ricorrono a distorsioni e snaturamenti vari dei singoli strumenti. Tutto rimane perfettamente identificabile, come nella pesante e corposa XVIII. XIX inizia in modo sperimentale, per poi perdersi in una avvolgente melodia. Una perenne "attesa senza risposte" anche se "poi si alza il vento...", come nella conclusiva XX, che cerca di afferrare a mani nude un sogno su tappeti di tastiere chiuse e lontane. Un disco difficile ma straordinario per intensità. Un lavoro breve, poco più di 40 minuti di cammino introspettivo, e la prova della definitiva maturità dei Neronoia, già autori di un debutto clamoroso. Per quanto mi riguarda, il lavoro più bello uscito dall'Italia in questi primi mesi del 2008. ( 9/10 - Piercarlo Tiranti - feed the Pier )
- Amongst Ruins -
Quasi due anni sono passati dal debut "Un Mondo in Me", ma per i Neronoia non sembra esser passato un singolo giorno. La divisione in album della produzione artistica di questo gruppo è un fattore meramente formale, fuori da logiche commerciali o di adempimenti contrattuali, poiché tutto il materiale finora prodotto è legato assieme da un sottile filo, grigio come le vite non richieste e non vissute, al centro di questa "sublimazione" degli ego dei componenti del collettivo. Tale idea di concepire la musica può essere immediatamente riscontrata nella scelta dei titoli dei brani, da XI a XX, come se non ci fosse stata alcuna interruzione del discorso lasciato in sospeso con la traccia 10 del precedente album. L'idea di prosecuzione ininterrotta viene avvalorata dalle atmosfere che circondano il disco, sempre le stesse grevi, rallentate, dolenti, dagli stessi suoni frantumati sotto i colpi precisi e regolari di una batteria filtrata proveniente da un altro mondo, dalla stessa voce di Gianni, anche essa più o meno pesantemente filtrata. Il risultato finale, grazie ad una produzione come al solito accuratissima, è un monolite spesso, denso, pressoché impenetrabile dato il livello di intimità messa in gioco dai cinque musicisti (il ruolo vacante del bassista Nico è stato occupato da Mauro). Decisamente un ascolto ostico, ma sarebbe un errore madornale allontanarsene dopo aver ascoltato le prime claustrofobiche e dolorose note. Una pubblicazione essenziale per coloro che già conosco il collettivo e la sua storia. Tutti coloro che volessero avventurarsi nei meandri della musica dei Neronoia facciano presente che "al buio in questa via / la noia scivola via..."
-
Silentscreamzine.com -
Questo è il modo in cui si manifesta la versione unificata delle già note creature tricolori Canaan e Colloquio, le quali già lavoravano seguendo direzioni confluenti sulla stessa materia ombrosa (entrambe targate Eibon Records, naturalmente). “Il Rumore Delle Cose”, addirittura, rischia di diventare di punto in bianco una sorta di manifesto del dark-rock all'italiana, per quello che ha da dire e per quello che riesce a trasmettere all'ascoltatore. Sembra davvero l'evoluzione definitiva (che segue letteralmente, anche per numerazione delle tracce, il debutto “Un Mondo In Me” di un anno e mezzo fa) di un progetto che poteva immaginarsi estemporaneo, ma che invece acquista una rilevanza ed una concretezza notevole. Nei rallenty quasi ambient (tenebrosi e trasognati) che contraddistinguono l'album, sembra di poter scorgere ogni movimento musicale malinconico passato e a venire, come in quei prodotti piccoli piccoli che ritrovi più grandi col passare del tempo e degli ascolti. In realtà il gioco potrebbe essere molto più semplice di così: si tratta semplicemente di un ispirato Gianni Pedretti, che già in passato ci aveva deliziato con ottime ossessioni e cupezze vocali, con un gruppo a supporto che ama le dilatazioni post-rock e le intransigenze doom-oriented, forte di un piglio spiccatamente dark-wave spesso in declinazione cantautorale, offrendo composizioni buie nel senso di ‘senza speranza'. Quello che funziona davvero, in questo “Il Rumore Delle Cose”, è il fatto che ogni influenza sonora, per quanto distante, si amalgama alla perfezione, con il guazzabuglio di input/generi diversi (ma sempre contigui) che finiscono dentro una musica che trova una propria ragione d'essere nel giro di pochi minuti. O potrebbe essere, molto più semplicemente, che sono solo grandi canzoni Rock in versione slow.
( Flavio Ignelzi )
- Kronic.it -
Nel dolore
Impressionante. Dopo poco più di un anno da "Un mondo in me",
lo sforzo comune delle menti di Canaan e Colloquio, genera un nuovo
parto congiunto, coacervo di sensazioni di disagio e malessere, magnificamente
messe in musica.
Anche partendo da una profonda conoscenza della noia esistenziale messa
in scena dai progetti originari, si resta turbati di fronte a tanta
evoluzione. In effetti, "Il rumore delle cose" si muove su distorte
linee complementari rispetto al disco di debutto, limando via un`oncia
di torva incomunicabilità per aprirsi ad un grido di dolore diretto
e straziante nel suo farsi ripiegamento di un`anima su se stessa.
La voce di Gianni Pedretti, incuneata tra le lame di "XII" e "XIII"
(i titoli dei brani riprendono la numerazione là dove terminava
il debut album), è forse ora meno soffocata ma sempre comunicativa
e sofferente, come le liriche impregante di intimo dolore. Ma stupefacente
questa volta è la sintesi, opera di Mauro Berchi e dei suoi compagni
di viaggio, tra doom ambientale e lirismo darkwave, tra cantautorato
d`autore e dilatazioni post-rock mai fini a sè stesse, con passaggi
claustrofobici, dai suoni moderni e raggelanti, densi di una profondità
psichedelica che ai Canaan non è mai stata concessa.
Un album concepito ancora una volta sotto una lente di ingrandimento
che rifugge l`armonia e la linearità dei suoni, letteralmente
sbriciolati da un mixaggio che oculatamente accosta suoni diretti e
taglienti con altri grigi e opachi, per definire qualcosa di nuovo,
dall`anima doom, e riportarci indietro all`oscurità dei Ras Algethi,
embrione di ciò che diverranno i Canaan, che trovano in questo
secondo Neronoia, un` ideale chiusura del cerchio.
Un disco in cui la disperazione non è rassegnazione, ma un cammino
di sofferenza, dal quale cui scendono rivoli di dolore vivo e lacerante,
in un viaggio buio senza aperture di luce nel suo incedere spesso ossessivo,
ma anche carico di una misteriosa energia che se non porterà
alla liberazione, è a tratti un viatico verso la catarsi del
proprio male interiore.
Un`opera capace di nutrire il cuore e l`anima. ( Davide Borghi )
- Thedside.it -
Album euritmico, volutamente discostato da pretese riguardanti vendite
favolose: ci addentriamo con i NN entro una difficile, introspettiva
dimensione dark-rock-doom, arricchita da fraseggi interpretativi e traboccanti
dell'amarezza tipica di una poesia ferita, in stile Canaan/Colloquio
che ne costituiscono inoltre le stesse generalità. Edito dalla
Eibon Records, questo prodotto è il puro distillato di un grande
lavoro posto nell'edificare atmosfere significativamente dense di emozione.
Il risultato è ben tangibile, l'obiettivo è raggiunto,
ma l'udito dell'ascoltatore meno accorto rischia una pericolosa assuefazione
dovuta alla ripetitività delle strutture vocali e strumentali.
L'intera title track che consta di 10 tracce, non presenta nessun titolo
paricolare. Solo una numerazione romana dal XI al XX scandisce l'identità
di ogni song. La voce roca di Gianni libera lo spettro maledetto intrappolato
in "XI". Drumming obscure-rock, testo sciorinato cupamente:
meditazione obbligata. "XII " secondo capitolo, si erge principalmente
su guitar noise psichedelico e ritmiche lente, unitamente a liriche
un pò troppo rindondanti per quanto efficaci nell'esposizione
del testo. "XIII" emana un sinistro senso di vuoto interiore
che si fa percepire nitidamente ad ogni singola scansione, complici
i vocals meditabondi del singer ed un'intelaiatura di solido dark-rock.
"XIV", più melodica delle precedenti, rivela il proprio
lato estrinseco nella sua stessa natura umbratile e profonda, con drumming
al minimo, tastiere volatili e guitars poste strategicamente al giusto
punto. "XV" recita lo stesso schema fin'ora intrapreso ribadendone
le caratteristiche ma senza innalzarne nessun lato particolare. "XVI"
interpreta magnificamente un tormentato dialogo con la propria anima,
con chitarre pizzicate e vento tastieristico perfettamente intessuto
tra esse. L'ossessiva circolarità delle trame vocali di Gianni
non impedisce che molta dell'essenza dark di "XVII" oltrepassi
le barriere semi-in espressive di un modulo stilistico che, come dichiarato
all'inizio, rimane volutamente monocorde e privo di ogni qualsiasi elasticità.
"XVIII", di canto suo, emana fitte nebbie alcaline di chitarre
d'atmosfera manovrate con metodo e drum beats legati ormai indissolubilmente
ad estensioni lentissime. Sempre una slowdark ballad costituita da "XIX"
non sbalordisce per originalità ma riesce tuttavia ad offrire
interesasanti spunti meditativi che rendono la traccia gradevole all'ascolto
e perfino al riascolto. "XX" non differisce dal resto dell'album
in quanto a musicalità, che resta perpetuamente fedele ad un
baricentro doom-rock oascurato da imponenti venature dark. I testi,
ed unicamente essi, hanno caratterizzato l'intima essenza di ogni traccia.
Ardimentosa opera che potrebbe risultare poco considerata a causa di
una consapevole, eccessiva linearità del suono. Di ciò,
i NN sono del tutto consci e noi apprezziamo lo stoicismo con cui hanno
edificato questo lavoro, limitandone la frui zione ad una ristretta
schiara di adepti che guardano i giorni con occhi differenti da quelli
dell'uomo qualunque, occhi che considerano ogni angolazione alternativa
alla quotidianità. Chi volesse regalarsi quaranta minuti e quaranta
secondi di fascino acustico da ascoltare con una responsabile dose di
apertura verso schemi non usuali, si faccia avanti. Ne restino diametralmente
lontani coloro che esigono un'immediata assimilabilità dal cd
acquistato. Album rivolto esclusivamente ad estimatori dell'ombra. I
Neronoia potrebbero allo stesso modo stupirvi o risultare coerenti con
il proprio nome.
- Metalrage.com -
Neronoia, a cooperation of the Italian bands Canaan (progressive
doom) and Colloquio (darkwave/electro), has made it quite difficult
to tell something about the band or about its latest release Il Rumore
Delle Cose (the noise of things). Italian information, numbered song
titles, music that hardly can be described… In a certain way it
is frustrating, but after hearing the actual album I couldn’t
care less about the given information.
Right from the start of ‘XI’ - their previous record Un
Mondo In Me consists of songs ‘I’ to ‘X’ - Neronoia
takes you away on a mysterious trip through their dark and experimental
world. Their minimal, down-tempo music has a very empty production with
the drums and bass almost constantly on the background. The Italian
semi-spoken and sometimes whispered vocals are together with the atmospheric
synthesizer parts and the doomy guitar melodies the most important guides
through your own fantasies.
Due to the vague, but inspiring subject and more specifically the Italian-spoken
vocals, the listener is totally free in how he interprets this synthesizer-based
postrock, doom, ambient mixture. Especially in the evening hours this
music is perfect when you’re trying to forget everything around
you for a while. I’ve never done yoga, but this is probably an
easier way to free your mind for a short period.
- Heathenharvest.com -
I've been listening to a lot of rapid and wild music before
getting my hands on Neronoia's Il Rumore Delle Cose, and this experience
has made me fall in love with slow music yet again. It's not an album
experimenting with extreme tempos, and it's not a 120-minute drone EP,
but it's nevertheless a beautiful down-tempo release.
The instrumentation remains the same throughout the album, with ambient
guitars and atmospheric keyboards playing along modified drums and quiet,
almost whispered, vocals. The bass is quite present, providing the roots
to the harmonies played by the keyboards and guitars, those harmonies
being one of the master features of this album. The ten tracks are extremely
melodic, and those melodies can be felt (not just heard) in the ambient
guitars and keys, as well as the almost-silent clean vocals, murmuring
Italian words with a strange musicality. This combo of elements sets
you immediately in the album's mood (or should I say 'moods'), which
makes it an extremely powerful experience for the listener.
Yes, the moods are what make this album powerful. Several tracks have
some kind of apocalyptic feel to the music, such as the fifth track,
whose steady beat give you the idea that the world is coming to an end;
while others have a much more melancholic side, reminding you of those
forever lost moments fossilised into your memory. Track nine's mood
stands out a little from the rest of the release due to its almost "happy"
chord progression. It's very nicely done, and is quite coherent with
the rest of the album, for the same sense of melancholy and nostalgia
returns throughout the track. It is an ambiance that is easy to get
yourself into, and there is no uneasiness with the music, which flows
in a relaxed, natural manner.
Musically, this album's genre borrows from several others. It is very
soft atmospheric rock, with a very strong ambient trend. It is however
extremely similar to funeral doom in its moods and approaches, and if
the instrumentation was to be modified, Il Rumore Delle Cose would be
an excellent fureral doom album. With the combination of melancholy
and slow tempos, though, one could recognize a slight similarity to
post-rock, though the instrumentation is still a little different. I
would visualise this album as sitting at the crossroads of several slow
and moody genres, although the album's style is uniform and homogeneous.
Neronoia has indeed created their own style of music, and have defined
it through this second release.
This album will take you away. I don't know where, but it sure will.
Listening to it once will start the addiction, and yet you will be delighted
to be addicted to such a beautiful work of art. Listening to it while
falling asleep is perfect, although once you know the album well enough,
it becomes quite difficult not to hum along. Il Rumore Delle Cose is
among my favourite non-metal albums of the year, and I am sure Neronoia
will continue to provide such albums in the years to come.
- Tartareandesire.com -
Neronoia could be defined as the generic substitute for that hazy medicine
the music of Canaan meant for people like me. Not a real copycat, that´s
true, albeit a good choice if you are fond of ambiental stuff in the
vein of these Italians. In a general overview, “Il Rumore Delle
Cose” delves on the trace paved with the previous album, namely
ambiental music consisting of emotional pop subtleties, accesible non-industrial
samples, dwelling vocals, a slightly intentional fuzzy sound and a cold,
reflective sentiment breathen throughout the recording. It´s like
a semi-industrial (in the non-monotonous sense of the word) version
of Canaan, where Italian language rules the vocal lines, courtesy of
awesome avantgarde crooner Gianni Pedretti, and gloomy atmospheres dominate
the spectre of sound, instead of rather emotional vibes unleashed by
Canaan. For further info about differences between both acts, read my
review of the first album, as soon as you are able to suffocate the
puking whims caused by my clumsy English skills. Neronoia structures
are sensitive and wise, and the length, tempo changes and arrangements
of the songs are managed in quite a professional way; nothing less could
be expected from these guys, several years in the scene under diverse
projects on different styles. The whole impression left in the listener
–at least in me- yields a better result than the debut album,
more consistence in the essence and inspirational accuracy in the songmaking.
Definitely, a very interesting album for any non-only-synths ambient
freak.
( 8.5/10 - Fjordi )
- Live4metal.com -
I really like this album. Il Rumore Delle Cose is a wonderfully mellow
dose of dark ambience that, to me, has a similar feel to fellow (Italian)
countrymen Monumentum's In Absentia Christi, mainly due to the empty
production, although this album is nowhere near as tinny as In Absentia
Christi. They also share a very similar guitar tone, which at times
is very gothic in texture, which (very loosely) reminds me of Bauhaus'
Daniel Ash.
Unlike the Monumentum classic, there are no cover versions of Fade To
Grey on this album, then again, there are no song titles either, with
each track getting lumbered with a Roman numeral as a name, and as this
is the second Neronoia album, things begin with XI and end with XX.
But what you get between the X's is an alluring, albeit very simple
formula, that is impossible to resist. The whole concept is very basic,
with a plodding drum beat, atmospheric keyboards, jangling guitars,
semi-spoken, almost whispered vocals and a bass sound buried deep in
the mix, which is barely audible at times. Each song flows into the
next and the variation between tracks, is at times, hardly noticeable,
with the occasional Industrial influence being the only change, or the
brief chink of light that appears on XVI. Apart from that, this is a
very gloomy experience and one that the more miserable amongst you will
no doubt enjoy. (Steve Green)
- Metal-Revolution.com -
Neronoia's second release is much like its predecessor from 2006. It's
no surprise, really; one look at the tracklist makes it abundantly clear
that this record is meant to carry on with the work its older brother
set off to do two years prior, as the songs have been named 11-20 in
Roman numerals in continuation of the 10 songs found on Un Mondo In
Me.
As you'd expect, the band's core sound has remained the same. There
are more details to be found here and there, with more varied drumming
being perhaps the most obvious change, but Neronoia's music is still
dark, atmospheric and slow. Gianni's mostly-spoken vocals have not changed
much, if at all, and they're put to use in similar fashion. If you liked
Un Mondo In Me, you would have very little reason to not like Il Rumore
Delle Cose as well.
The highlight of Il Rumore Delle Cose comes early - it's the album-opener.
"XI" has more drive and features more complex instrumentation
than your average Neronoia output, so it stands out quite a bit from
what follows. What follows is good, granted, but the songs here have
the same tendency to flow together that those on Un Mondo In Me did.
But it's okay. If you close your eyes while listening to Il Rumore Delle
Cose, you might find your mind floating on a dark cloud, away from the
machines, the stress and the chaos. It is not the smoothest ride in
the world, but it is interesting enough. (Thor - 2009)
- Cosmosgaming.com -
Neronoia was formed in 2006 as a side project of Canaan. Like that group,
Neronoia is focused on using a combination of dark ambient and gothic
arrangements to create a sound that is very atmospheric and eerie. On
their sophomore effort Il Rumore delle Cose the group really straddles
the line between genres and is sure to please anyone with a taste for
the avant-garde and experimental. The instrumentalists of Neronoia have
really gone all out when it comes to creating soundscapes that incorporate
elements of different genres but can’t just be lumped into one
particular category. Although the entire effort is focused on slower
paced songs, this doesn’t mean that they all sound the same as
each one takes on its own identity and takes listeners on a journey
to a different place. While some of the tracks have a more traditional
ambient/drone vibe, others use some gothic metal and industrial riffs
to create more complex arrangements that will really hook listeners.
Il Rumore delle Cose is certainly not a disc that is good for casual
listening, as it is one of those releases that are worth giving your
full attention in order to get the whole experience. Vocals are performed
by Gianni Pedretti and as the group is from Italy the lyrics are in
Italian. Pedretti has a very soft vocal style and at times he is practically
whispering every word. This gives Neronoia a very somber tone and also
creates a sense of eeriness throughout the course of the album. The
way in which Gianni sings sometimes reminds me of an Italian version
of Death In June, as he has that same lower pitched tone that pierces
through the instrumentals and grabs your attention. He is a perfect
fit for the group, and hopefully they will continue to take advantage
of him.
Il Rumore delle Cose is an album that is a bit hard to describe as it
has elements of drone, dark ambient, and gothic metal but doesn’t
fit any particular mold and is always striving to create something new.
If you’re a fan of any of the aforementioned genres and are looking
for something that is quite adventurous then definitely pick up this
release. Neonoia has certainly been able to come up with some ideas
that are fairly unique and this makes them quite memorable.
(Chris Dahlberg - July 21, 2010)
- Obliveon.de -
Das zweite Album der Italiener Neronoia schliesst nahtlos an das Debüt
an und liefert eine musikalische Mischung aus Goth-Gitarren, düsterer
und wehmütiger Atmosphäre und italienischen Canzones, was
vor allem am italienischen Gesang und der Stimmlage von Sänger
Gianni liegt. Für die düstere Stimmung des Albums ist in erster
Linie Keyboarder/Bassist Mauro zuständig, der durch seine Arbeiten
mit Canaan vielen sicher bekannt sein dürfte. Neronoia gehen allerdings
nicht ganz so düster zu Werke gehen und greifen auch schon mal
auf musikalische Stilmittel zurück, die bei Canaan bislang tabu
waren. So basieren die Rhythmen phasenweise auf harscheren Klängen
der Industrialschmiede, und auch der Gesang ist, neben der bereits genannten
Weichheit, häufig verzerrt, was der Intensität der Stimme
jedoch keinen Abbruch tut. „Il Rumore Delle Cose“ ist sicher weit davon
entfernt Lebensfreude oder Partystimmung zu verbreiten, das belegen
die weiten Räume, in denen sich die minimalistischen Kompositionen
und Arrangements soundtechnisch voll entfalten und in vermeintlicher
Unendlichkeit verhallen können, voller Schwermut, aber auch voller
Anmut. Wie keinem anderen Künstler gelingt es Mauro Berchi der
Düsternis eine gewisse Leichtfertigkeit zu verleihen, die einmalig
ist und eben keine fatalistische Weltuntergangsstimmung darstellt, auch
wenn die musikalischen Mittel sich sicher kaum von denen anderer Bands
unterscheiden. Kein einfaches Album, aber ein extrem spannendes und
handwerklich absolut brillantes Werk.
( 9/10 - MK )
- Heavyhardes.de -
Weiter geht's mit unmetallischen Klängen, wieder mal von Neronoia
fabriziert. Mit Il Rumore Delle Cose liegt mir hier ihr Zweitwerk vor,
für das sich die Italiener zwei Jahre Zeit gelassen haben. Mittlerweile
zu einem Quintett geschrumpft (Drittklampfer Nico hat sich inzwischen
verabschiedet), frönt die Band aus Spagettanien immer noch ihrem
düsteren, tiefschwarzen Sound, der zwar recht schwer zugänglich
ist, dafür aber umso mehr Eindruck hinterlässt.
Viel verändert hat sich im Vergleich zum Debüt nicht. Immer
noch herrschen dunkle Töne vor, Langsamkeit wird zelebriert, dass
ein Beamter neidisch werden würde. Dabei wirkt die Musik aber immer
noch nicht verzweifelt oder in irgendeiner Hinsicht negativ oder pessimistisch,
sondern entspannt und locker. Zurücklehnen ist angesagt, sich treiben
lassen auf Klangstrukturen, die einen gleichzeitig umschmeicheln und
hinabziehen in die tiefsten Tiefen des eigenen Inneren. Trotz aller
vertonten Dunkelheit legen die fünf Musiker Wert auf wunderschöne
Melodien und harmonische Songverläufe. Im Vergleich zum Erstling
ist diese CD vielleicht noch düsterer geworden, gleichzeitig aber
auch melodischer und harmonischer. Das Fehlen der dritten Gitarre merkt
man an keiner Stelle, nehmen die 6-Saiter doch eh nur einen Teil des
Sounds von Neronoia ein. Viel von der Stimmung wird nämlich auch
vom Keyboard erzeugt, ohne das diese Musik auch gar nicht möglich
wäre. Wie schon auf Un Mondo In Me hält sich das Schlagzeug
vornehm zurück und auch der Bass beschränkt sich auf eine
unterstützende Rolle. Auch beim Gesang hat sich nichts verändert,
noch immer gibt es flüsternden Sprechgesang, komplett in Italienisch
vorgetragen, zu bewundern. Und wie bisher, bestehen die Songtitel auch
auf dem aktuellen Werk gänzlich aus Zahlen, so dass sich wieder
der Eindruck aufdrängt, es nicht mit einzelnen Liedern zu tun zu
haben, sondern mit einem Gesamtwerk, welches aus zehn Kapiteln besteht.
Auch das dient dazu, die Stimmung der Scheibe zu unterstützen,
kann sich auf diese Art und Weise doch kein Stück in den Vordergrund
drängen. Nein, viel getan hat sich im Vergleich zum 2006er Album
nicht, aber das macht nichts, denn das Rezept geht wieder auf. Leider
wurde auch ein Ärgernis des Vorgängers übernommen: Die
stark schwankende Audioqualität. Meist klingt der Rundling ganz
ordentlich, doch hin und wieder verabschieden sich die Höhen sang-
und klanglos, dann wieder wird's etwas blechern, weil sich in der Mitte
ein klangliches Loch auftut. Da besteht noch ein wenig Nachbearbeitungsbedarf.
Ansonsten bleibt mir nur das gleiche Resümee wie beim Erstling:
Es hat mit Metal nichts zu tun, aber mir gefällt es trotzdem. Punktewertung
spare ich mir wieder, auch wenn es gefühlte vier bis fünf
Zähler sein könnten. Auf jeden Fall mal was Anderes...
- Pavillon666.fr -
Fruit de la collaboration entre CANAAN (prog/doom) et COLLOQUIO (datk/wave-electro),
deux formation Italiennes, voici "Il Rumore Delle Cose", second
album de NERONOIA de Milan, Italie. Cet album fait suite au très
bon "Un Mondo In Me" de 2006, année de démarrage
de ce projet Dark/Gothique transalpin venant nous éclairer de
sa lumière noire.
NERONOIA nous propose une incursion dans le bruit des choses, leur rumeur
inaudible à nos oreilles humaines branchées sur une autre
dimension. Tout celà est développé en quarante
minutes glaciales et 10 titres intitulés en chiffres Romains
(et oui !), XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX, XX. Ici l'ambiance
est très mélancolique, ambiance qui reflète dans
un miroir la même indifférence entre la joie et le malheur,
dans des couleurs où le gris est omniprésent avec toutes
ses nuances.
Le crooner Gianni pose ses voix modulées de différentes
façons sur fond de samples profonds, avec des parties de guitare
ciselées comme dans la pierre à l'image des mains croisées
de la pochette qui nous interpellent. La formation, au travers de cet
opéra glauque au possible, essaie de nous transporter sur les
traces que chaque chose laisse en se déplaçant à
un certain moment. Le tout est à écouter "religieusement",
si je puis m'exprimer ainsi. L'ensemble des compositions est bien produit,
nous voguons en plein rêve éveillé sur un océan
de noirceur, de mystère et d'ambiances surréalistes. Pour
ma part je situerai la démarche de "Il Rumore Delle Cose"
entre "Delivrance The Mission" (THE MISSION) et "Black
Planet" (THE SISTERS OF MERCY). NERONOIA gardant de toute façon
un identité originale dans sa thématique profonde et hors
dimensionelle, c'est évident. Cette oeuvre est à conseiller
aux âmes sombres en recherche de noirceur gothique et de réflexion
sur la matière souterraine des couloirs mal éclairés
et froids du subconscient. N'ayez pas peur de l'écouter, cet
opus est fait pour vous !
- Obskure.com -
Avec « Il Rumore Delle Cose », Neronoia confirme la trajectoire
prise sur son premier album « Un Mondo In Me » paru en 1996.
Nous retrouvons donc ici une sorte de cold-wave au tempo lent. Pardon,
très lent. Et cette ambiance à la limite du dark-ambiant
tant les morceaux sont noyés sous un brouillard de réverbération.
Toujours présents au rendez-vous sont également la voix
de Gianni et ses spoken words graves, solennels. Enfin, la langue italienne
est une nouvelle fois mise en exergue.
Pas de grosses surprises au rendez-vous, donc, mais l’ambiance
orgiaque, sombre, grave et voluptueuse demeure maitrisée. Tout
au long des 10 titres de l’album, on se laisse envelopper par
cette aura étrange que dégage la musique du groupe. Toutefois,
il est clair que pénétrer dans cet univers n’est
pas chose aisée.
« Il Rumore Delle Cose » est à l’image de son
prédécesseur : un monolithe sans aspérités.
Pas un titre ne se démarque vraiment, l’homogénéité
est ici reine et l’album est de ceux dont l’intérêt
ne se dévoile que lors d’écoutes intégrales
et attentives. Il est clair que Neronoia a une identité qui lui
est propre et que cette dernière sera propice à faire
fuir beaucoup d’auditeurs de par sa monotonie.
Il faut avouer que le nouvel ouvrage des Italiens se montre aussi agréable
que lourdingue selon les conditions d’écoute. Les membres
de Canaan (dont on retrouve de nombreuses réminiscences) et de
Colloquio instigateurs du projet Neronoia ne sont certainement pas dupes
à ce sujet, il est fort à parier que l’effet produit
par « Il Rumore Delle Cose » soit exactement celui voulu
par ses créateurs.
Difficile d’avoir un avis tranché sur ce nouvel opus. Si
il semble certain que ceux qui avaient apprécié son prédécesseur
soient ravis (et inversement), on ne peut qu'inviter ceux qui souhaiteraient
découvrir le groupe à parcourir le myspace du groupe avant
l'acquisition d’une de leurs oeuvres. Il y découvriront
un travail intéressant, original mais profondément particulier.
- Vampire-magazine.com -
Ambient music has never been my cup of tea. However, with a band such
as Neronoia, things might just change after all. “Il Rumore Delle Cose”
is more than the average experimental, synthesizer-based music you get
with the usual dark ambient albums out there. In fact, the added slow-paced
drumming and (funeral) doomy guitars contribute to make “Il Rumore Delle
Cose” quite exceptional!
Like funeral doom, the tracks are rather entrancing, slowly building
up and gently seducing the listener into its peaceful embrace. The mood
is altogether not dark or bitterly melancholic. No, listening to this
album was a rather peaceful experience… beautiful, slightly sad yet
highly soothing peace. The vocals, which are calmly whispered, help
in emphasizing this quality of the album. Bear in mind, however, that
the vocals remain like this for the whole 40 minutes of this album.
This is not a bad thing, in my opinion (especially not for the first
half of the album). But if you ask me, I was hoping for some vocal variations,
maybe some clean singing; this would have created more depth and color
(something that the whispered/breathy vocals slightly take away). Still,
this minor detail does not reduce the brilliancy of this album.
With the blending of synthesizer effects, beautiful doomy guitar parts,
slow-paced drumming and whispered vocals, Neronoia have mastered to
create a peaceful haven on this destructive and chaotic world. If you
are looking for beautiful music to help you relax and forget the hardship
of the world or the terrible day you had at work, then look no forget:
get yourself a copy of “Il Rumore Delle Cose”… it's better than yoga.
-
Kogaionon.com
-
Mauro, Matteo, Alberto, Andrea and Gianni have released the second chapter of the new challenge named NERONOIA. After a fulminous debut, I was expecting the new material to be mightier, more innovative... you'll be disappointed from this point of view, as the combination of COLLOQUIO and CANAAN remains in the same Dark Atmospheric dimension, enhancing the sadness, depressive yet melancholic mood, a romantic sadness, hopeless on certain sequences. On the other hand, the rhythm decreases even more the intensity, the guitars are heard as an echo, the sound is rather Goth, and the keyboard is less present, the focus is on the poetic dimension, as the normal voice rather recites than sings... or whispers, or weeps... Â I even thought I'm listening to Celentano at a certain moment... maybe due to the fact that the lyrics whispered in Italian and Giani's low toned voice transcends the listener towards another world. In conclusion, we have ten atypical new tracks, less melodic and rhythmic than the previous ten, yet unveiling the same rapturous beauty... The new NERONOIA risks to be perceived as less accessible and far too lent... but, if I would compare it with any other band's music, I couldn't find any similarity because NERONOIA now has a sound of its own, independent of the ones characterizing the other projects that the members activate in... no doubt though, you cannot miss the instruments' familiarity...
- Elskrin.net -
E' passato già un anno e mezzo dall'ultima uscita del progetto Neronoia che torna con una nuova release, sempre per la prestigiosa Eibon records, intitolata "Il Rumore delle Cose". La prima traccia è "XI", a voler sottolineare la continuità ideale con le 10 tracce di "Un Mondo in Me", lavoro precedente. E' un progetto già grandioso che con quest'ultimo lavoro si focalizza verso un'armonia rumorale con dettagli più curati e sound più particolarizzato. Il cantato è sempre in italiano ed anzi assume una rilevanza non trascurabile nella poetica della band. L'orizzonte del mondo neronoiano si sposta, da una visione egocentrice ed intimistica della realtà/dolore del lavoro precedente, e si allarga a comprendere le cose, che esistono, hanno un'anima ed un loro linguaggio, e che hanno un significato pur essendo alle volte al di fuori della nostra percezione. Ed il cuore del progetto sono proprio le suggestive percezioni che derivano dal mondo, dalle cose circostanti. Le scenografie create dai Neronoia sono plasmate con abilità, scenografie inquietanti, claustrofobiche, rarefatte e dagli scenari desolati si staglia solo la voce del vocalist, Gianni, che si esprime, come sempre, con voce profonda, gelida e distaccata. Ad una prima e superficiale lettura ciò suggerisce un'interpretazione nichilista del mondo ma è da una più attenta analisi che si comprende come la voce stessa voglia distaccarsi, quasi in maniera epicurea , dal rumore delle cose , il suono che la realtà stessa produce e che solo orecchie ben allenate sono in grado di percepire. Non ci sono significati nascosti da ricercare, la verità è sotto i nostri occhi, con spontaneità e naturalezza perviene alle nostre orecchie...non siamo apatici osservatori della gelida realtà del mondo neronoiano ma cultori di essa.
- Dagheisha.com -
Nel corso del tempo le cose assumono un valore differente e spesso, distratti dal farsi e disfarsi degli eventi, non ci accorgiamo di questi cambiamenti. Ecco allora che percepire il suono di tale modificazione assume un ruolo ben più importante di quello che potremmo concedere in prima istanza. 'Il Rumore Delle Cose' è tutto questo. Sapere riconoscere un suono, un battito d'ali, un rovistio tra cianfrusaglie o un ritornello che svanisce nel vuoto. La Eibon Records ci riconduce a quell'essenza pubblicando il secondo lavoro in studio di un gruppo nato dal frapporsi di idee e sensazioni di Mauro Berchi (Canaan) e Gianni Pedretti (Colloquio). Un progetto già grandioso agli albori che si sta focalizzando sempre di più distinguendosi per un'armonia (r)umorale raramente riscontrabile nelle molteplici altre uscite del genere. I Neronoia hanno raggiunto uno status dal quale guardare tutti dall'alto. E se cadere dall'alto improvvisa un frastuono, riconoscersi sensibili alle piccole cose è sinonimo di grandezza culturale. 'Quello che vediamo. Quello che facciamo. Tutto lascia una traccia, tutto ha un significato da qualche parte. Le cose hanno un'anima. Le cose esistono al di fuori della nostra percezione. Le cose parlano, vivono e muoiono. Le cose hanno un loro linguaggio e fanno un rumore ben preciso che solo orecchie allenate possono sentire'. ( Divine )
- Erbadellastrega.it -
Interessante questo lavoro dei meneghini Neronoia, tra ambient, Industrial alla NIN più ostici, rimandi alla scena indie italiana anni '90, aperture postrock, dilatazioni e strettoie improvvise...Ascoltate XII se volete capire meglio cosa intendo. Un album non facile, complesso sia nella sua struttura sia nei suoi arrangiamenti, che proprio grazie a ciò non smette di essere interessante e curioso anche dopo numerosi ascolti. Si sente il lungo lavoro fatto dalla band su ogni brano. Nulla è lasciato al caso e l'insieme non può che essere convincente. Spruzzate doom qua e là rendono ancora più tetro il tutto, grazie anche alla voce cavernosa di Gianni, che rende il lavoro ancora più opprimente. Una band non per tutti. Una band difficile per un disco complesso ma che potrebbe regalare più di un emozione. L'unico appunto è una certa monotonia, da leggersi come uniformità delle tracce. Non ci sono visibili cambi di stile, così come non ci sono pezzi che per merito o demerito spiccano sugli altri. E' un disco da prendere in toto. Un monolite di dolore da portarsi sulla schiena nel suo complesso. E sono certo che era questa l'intenzione dei Neronoia. Creare un opera completa. Obiettivo raggiunto a mio parere. Non c'è via di uscita nel loro suono. Non ci sono speranze, ne aperture, ne raggi di luce. Siete pronti a farvi schiacciare? ( Max1334 )
- Hardsounds.it -
Concettualmente non si discosta di una virgola dal precedente 'Un Mondo In Me', anche se stilisticamente ne accentua la sfumature noise e sperimentali. Riprende il discorso lasciato dal precedente ed i suoni, ancora più filtrati, diventano una sorta di seconda parte, il lato B delle composizioni precedenti. Un filo logico ben saldo come testimoniano i titoli dei brani ancora una volta in numerazione romana che partono dall'XI. 'Il Rumore Delle Cose', secondo capitolo del progetto Neronoia(Canaan e Colloquio), per dirla subito, si pone un gradino sotto l'esordio. Pregevole, ma non all'altezza del precedente. Forse troppo ragionato, ricercato e meno spontaneo perde quell'immediatezza, quell'urgenza che contraddistingueva il debutto. Ma sia chiaro trattasi di sottigliezze, perché se preso per quello che vale il disco manifesta una qualità comunque spaventosamente alta. E' un lavoro che sa far male, molto male, soprattutto nella sua seconda parte dove include i pezzi migliori come "XVII" e "XVIII" che ti scorticano delicatamente l'anima, senza fretta: una carezza con la carta vetro nel palmo della mano. Le atmosfere oltre che lugubri si fanno anche algide, rarefatte, ma postume di una devastazione. Se 'Un Mondo In Me' rappresentava lo stato di una condizione esistenziale disperata, 'Il Rumore Delle Cose", invece, ne evoca le conseguenze. Un livello successivo del male di vivere che mostra gli scenari interiori dopo la conclusione di una guerra. Cosa ti resta dentro se non cumuli di macerie, corpi straziati e fumo nero come la pece che inonda la terra? Da qui l'accentuazione delle sfumature industrial e noise su cui, però, a dire il vero, le liriche di Gianni si innestano in modo meno ispirato rispetto al debutto, meno incisive ed a tratti ripetitive. Un disco che, probabilmente, non ripaga del tutto dell'attesa, in definitiva, ma suggestivo, emotivamente imponente, evocativo. La conferma di un progetto che cerca la chiave della porta per dare aria ad un'interiorità che non conosce pace, ad una condizione umana perennemente apatica, ma che non ha nessuna intenzione di cambiare stanza perché le cose che fanno rumore lì dentro segnalano presenza di vita. Dolorosa, lancinante, ma clamorosamente vera. L'onomatopea dell'essere.
- Rockline.it -
Solamente un anno e mezzo fa, l'opera Un Mondo In Me era stata accolta e descritta con grande entusiasmo dalla nostra testata. I Neronoia ci avevano dimostrato di essere non solo probabilmente la migliore realtà musicale dark-ambient italiana, ma di poter tranquillamente competere con le maggiori produzioni continentali. Oggi la situazione non cambia affatto. Anzi, Il Rumore Delle Cose supera ogni più rosea aspettativa, andando quasi a stupire, se non addirittura a insospettire la critica. Badate bene però che di un eccesso di campanilismo non si tratta.
La seconda opera del moniker italiano, frutto della fusione tra i due progetti targati Eibon Records, Canaan e Colloquio, spezzerà anche i pareri dei più scettici, presentandosi come vero e proprio prodotto di esportazione. E' interessante innanzitutto notare come queste altre dieci tracce vengano numerate a cominciare dall'XI, in nettissima continuità con le dieci tracce di Un Mondo In Me. Più curati nei dettagli, pregevoli per un'ulteriore particolarizzazione del sound, i Neronoia ormai si meritano una laurea honoris causa per l'abilità nel plasmare scenografie claustrofobiche e rarefatte, intriganti e inquietanti. Qui gli opposti si attraggono magicamente, forse grazie a una ricerca del minimo effetto sonoro ancora più puntuale di quanto fosse avvenuto nella produzione precedente - tutta da godere è a questo proposito la meticolosa costruzione del capitolo XIV -. Tracce di industrial tingono infatti molti degli scenari desolati, da cui fanno in tempo a stagliarsi solo le parole del vocalist Gianni; parole dal sapore sempre più cantautorale. Per i poveri d'acume l'ostinazione a liriche in italiano parrà penalizzante, ma questo elemento si rivela sicuramente nevralgico nel panorama della poetica della band. La modalità profonda, quasi svogliata della voce ci suggerisce a una prima lettura una interpretazione nichilista di base del mondo “neronoiano”, quando invece a una più attenta analisi, si comprende come questa rappresenti un distacco quasi epicureo dal rumore delle cose, frammenti di una realtà gelida e sfumata, della quale l'uomo non è apatico osservatore, ma affezionato cultore.
Il percorso sonoro propostoci è una sorta di viatico per una realtà più profonda, nella quale le cose hanno una propria autonomia e con le quali ognuno di noi, anche se a volte inconsciamente, ha uno stretto rapporto. Superato questo velo di Maya che ci divide da quello che vediamo e facciamo, scopriremo un'infinità di colori, di profumi, di suoni prima inimmaginati. Un'infinità di suggestive percezioni che costituiscono il cuore del progetto Neronoia. Avvicinandovi al Rumore delle Cose, ne rimarrete piacevolmente bruciati. Non tentate però di rintracciarvi qualche verità nascosta, saranno la naturalezza e la spontaneità delle parole e dei suoni a farvi toccare con mano che la verità è attorno a voi.
- Gothtronic.com -
There is a lot of experimental Music coming from Italy , whether it is post rock or post-industrial, every now and then there is another disco n my desk to get reviewed. This time it is the new album of Neronoia, a project unknown to me so far. Not very unexpectedly with Italian projects, but in the case of Neronoia there starts to burn a light when I read that members of Canaan are involved, which is a progressive doom metal band that likes to incorporate experimental sounds in their music. The other members of Neronoia are from the band Colloquio, which is an outfit that makes music in the darkwave genre. That darkwave influence you can also hear with Neronoia. This has been supplemented by a desolate postrock atmosphere and some sparse metal influences. The vocals of Gianni are mostly whispered, spoken word or softly sung. The lead guitar plays beautiful melodies and is mixed to the front in the sound which is on purpose a bit muddy. The overall atmosphere on Il Rumore Delle Cose remains a bit dark and almost gothic, although it is typically Mediterranean , which makes the comparison of colleague reviewer Remco on the debut album Neronoia really on the spot: it has many resemblances to a metal band that plays music of O Paradis. It however is a doom metal band. Neornoia makes a very pleasurable mixture of postrock, doom and darkwave, well worth listening in the evening hours.
- Nocturne Magazine -
Some glimpses of shining were coming from a close streetlight that was distracting the darkness around us. I was deeply mesmerized into my chair while talking to my friend about new Neronoia album, which was covering the silence of my room. I was telling him: "It hasn't passed much time since the previous Neronoia album, but it ain't matter. Mauro (Canaan), Gianni (Colloqio) & co. have created a masterpiece. Il rumore delle cose has 10 tracks that cover many styles. It is hard to pick one genre because it's pretty much unique. As on the debut, the songs have no title, only numbers and it continues where Un mondo in me left off." Hm... why am i telling this to him when he is hearing the same thing as i do? I have to ask him something: "Hey buddy, this complete album can be listened without skipping any tracks, right?" No answer... I got up and turned the lights on. That's when I realized I was all alone. My friend was never here, and he never heard any part of this great CD either. I wondered to whom I was talking to and if I spoke at all; maybe it was all my own thoughts after all. I don't know... but, what i do know is that I'm sure that my imaginary friend was imagined in order to put the loneliness away. and that new Neronoia is fantastic. That is what I see, what I do...
- ChainDLK.com -
I listened few tracks of the first Neronoia debut album which has been
released three years ago always by Eibon Records and I had mixed emotions
about that one. Maybe I found it a little too nihilistic into his depression
mood. Anyway, this second album born always as a Canaan/Colloquio collaboration
and titled IL RUMORE DELLE COSE in my opinion succeeds into focusing
in a better way the sound and the atmospheres of the project. The ten
untitled tracks are capable of creating a sort of doom/new wave crossover
passing through post noise rock. The treated drums and guitars are able
to create a functional soundtrack to the Italian spoken word performed
by Gianni. While you listen to tracks like "VII" is like you are falling
into a well made of melodies and mud. It's a particular sensation where
you seem cuddled by your own fears while distantly there's a band who
slowly plays a nice tune. Despite the fact that the tracks play with
the same atmospheres and rhythms the band is able to keep your attention
awaken using sometimes a catchy refrain or a particular mix of sounds
(as the use of reversed guitars along with synths) which make sound
the whole album fresh and interesting. Also the choice of avoiding titles
is somehow coherent with the whole concept where IL RUMORE DELLE COSE
("Things' noise") is the recording of a moment which you won't live
again. Everything is making a sound but you could not be capable of
listening to it...
( Maurizio Pustianaz )
- Maelstrom.nu -
"What we see. What we do. Everything leaves a trace, somewhere.
Everything has a meaning. Things have a soul. Things exist way beyond
our reach.
Things speak, live and die. Things speak in their own language, and
make noise.
A noise that only trained ears can understand. Neronoia keeps on being
nothing.
But a very important nothing."
Thus the statement from Neronoia from Milan, Italy, about Il Rumore
Delle Cose, which is a side-project of all the members of Canaan with
Gianni Pedretti (Colloquio) on vocals, and convenience has it that their
guitarist happens to be the owner of Eibon Records! Il Rumore Delle
Cose starts off with a few measured guitar notes followed by a sequence
of distant hollow beats. A voice commences singing in a mystical, whispered
manner over mournful keyboards shrouded in a foggy atmosphere. The tone
is set immediately, and funereal it is. From the song numbering (the
songs have no titles) it appears that they consider this new album as
an inseparable continuation of its predecessor. These are songs XI to
XX, that’s all you have to know. A pity that my CD player doesn’t
pick up on that though, they’re just tracks 1 to 10. The croony
vocals of Pedretti somehow recall the Alabama 3 singing the "Sopranos"
signature tune. You know, as if someone’s secretly singing from
beneath a table in a bomb shelter, with you sitting right next to him.
Although there can be no doubt about the functionality of Pedretti’s
vocals, it would not be an unwelcome thing to hear the music without
them. The keyboards are dreary yet dreamlike, but their semi-industrial
effects and icy sound samples come like mild disturbances in the serenity
of the melodies created by the other instruments. There isn’t
much quite like this from Italy. Perhaps the thought of Dead Can Dance
at their gloomiest could serve to get the picture. Better even would
be to think of the bleak industrial works of Gary Numan, like on his
albums Exile and Pure, only then slowed down by a notch or two. This
noise of things is uncompomising in its restraint and wavers around
like a dense fog. The atmosphere will either befit one’s mood,
or it will just fail to catch on and be left in disregard. Recommended
listening while being alone and when it’s dark outside, preferably
before going to sleep. Then, go to sleep and dream of nothing, a very
important nothing.
( Pal Meentzen )
- Kriptofonema.blogspot.com -
Cumpliendo con la petición de Bilis Negra traigo este álbum.
Un cd Denso y visceral, es el mas nuevo material de esta banda Italiana.
En relación al primer álbum no varía mucho, eso
considerando que cada tema de esta agrupación es bastante variante
a las demás. 'Quienes son Neronoia' 'Que podemos esperar de ellos'
Pues empezaremos con que Neronoia es el nombre del proyecto alterno
en el que se unen los miembros de las bandas: Canaan (Dark ambient/Doom
Metal) y Colloquio (Dark ambient). Los títulos de sus temas son
números Romanos, en este álbum empieza desde el 11 debido
a que los primeros 10 números son del álbum pasado, así
pues este sigue un hilo del pasado.
Las influencias de los grupos que mencione son muy notables, cada canción
varía un poco, algunas mas extrañas, unas puramente ambientales,
otras mas metaleras. Pero el factor común de todo el cd, o mejor
dicho de la banda en si, es la mezcla de géneros como el Dark
ambient y el Doom Metal y sus diversas variantes, ahí un sin
fin de etiquetas para la agrupación, en algunos sitios los mencionan
como Darkwave, pero esta denominación es demasiado general, también
son llamados Dark Rock, bueno, un poco mas acertada, pero en si es difícil
encasillarlos en un genero y ya, pues sus sonidos son el conjunto de
muchas tendencias musicales fusionadas en la banda. Ambientes oscuros,
guitarras y bajos eléctricos muy lentos, ubicándose en
el Dronne Doom metal o el Stoner doom metal que son subgéneros
del Doom, y vienen a ser sus versiones mas lentas, mas depresivas, pero
encontramos a veces también sonidos Industriales, y elementos
bastante góticos que los alejan un poco del aura metalera, un
grupo que tanto podrá ser escuchado por algún Metalero
o un Gótico, también por algún rockero o algún
fan del industrial, claro, puede llegar a ser algo dificil de digerir,
para mi es algo exquisito.
Y como las anteriores bandas de sus integrantes esta agrupación
es de las cartas fuertes de la disquera italiana Eibon Records, de la
que también forma parte This Empty Flow, una muy buena banda
de Darkwave/Etereo que proximamente coloco en el blog.
Para quien quiera darse una idea de la música de la banda, haré
referencia a los mas experimentales trabajos de Tiamat, ejemplo de ello
el cd A Deeper Kind of Slumber, espero sea de su agrado, un material
mas que recomendado.
- Paranoidmusickarmy.mforos.com -
Creo firmemente que todo lo que hace Mauro Berchi y sus colegas de Canaan
se convierte en muy placenteras resonancias. Tras su mas que sublime
álbum debut “Un Mundo In Me” los italianos Neronoia regresan
con un disco que ha superado a su antecesor lo cual hace mas grata la
escucha y desde luego me hace sumergirme de nuevo en la espesa niebla,
esta textura que emana “Il Rumore Delle Cose”. Asimismo estamos hablando
de una continuaron mas que obvia de “Un Mundo In Me”, vuelven los números
romanos como títulos de las canciones, como si se tratara de
los capítulos de una funesta novela. ....capitulo XI; Un comienzo
con muy buena pinta te envuelve en la atmósfera densa desde los
primeros 30 segundos hasta que pasados el minuto y medio siguen con
mas fuerza hasta hacerte una idea completa de lo vas ir descubriendo...un
tema con cierta emoción apagada por algún “feeling” depresivo
y ansioso. XII... Introducción enigmática con una guitarra
que parece gritar de desesperanza y un tema lento, emotivo que en conjunto
con el trabajo vocal hace de esta pieza se convierta en un llanto suspendido
en el aire, balada de corte depresivo y existencial. XIII...Pulsación
que roza a los tiempos que habitualmente se usan en el Dronne Doom,
nos encontramos con un temas aun mas denso que el anterior, tonto que
empiezas a ser devorado totalmente por la paranoia que se ha creado
por la atmósfera evolvente de lo que hasta ahora se ha escuchado.
Pero te pueden pasar dos cosas, o quitas el disco o te dejas llevar
mas y mas. XIV...Texturas y sonidos a modo de “Flashback”, este tema
ya no sorprende, parece una permanencia del capitulo que ha sido interrumpido
hasta que llegas al clímax del corte...XV...Otra peculiar percusión
enlatada con varios efectos marcadas por el bajo se deja seducir hasta
llegar a una situación de ir y venir de texturas repetidas. XVI...todo
un corte mas digno de poema recitado con música de fondo, hasta
que nos encontramos con unas buenas consonancias, no trágicas
mas bien emotivas y algo positivas sin caer en la pastelosidad. XVII...a
estas alturas crees que ya estas echo con la historia pero sigues encontrando
los matices que diferencian capítulos entre si, pero la formula
siguen en su línea sin la menor intención de cambia demasiado,
lo cual es positivo si te ha gustado desde el principio, si no es así,
puedes terminar apagando el reproductor. . XVIII...Aquí ya cambia
la cosa, y nos encontramos con un corte tan bueno como el corte XI.
¿Donde esta el prozac?, denme unas cuantas pastillas. Uno de
los mejores cortes del disco sin ninguna duda que tiene todos los elemento
necesarios para entrar en un especie de trance. XIX...Como si trataran
ello mismos de ir despidiendo el disco, este corte suena como la banda
sonora de una película que se encuentra en sus ultimas tomas,
donde suele pasar que todo se termina resolviendo. XX...La historia...
si fue de un tormentoso amor...aquí esta la escena del perdón.
En definitiva, música para oídos amplios, de corte comercial
pero que no lo escucharas en ninguna radio mainstream por la gran cantidad
de atmósferas densas, depresivas. No apto para principiantes
y muy apto para fans de Canaan sin ninguna duda y aquellos que hayan
disfrutado con discos tan atmosféricos y experimentales como
el “A Deeper Kind of Slumber “ de Tiamat. También aquellos que
os gusten los temas mas profundos de Fields of the Nephilim, no dudéis
con haceros de a copia de esta joya que se llama “Il Rumore Delle Cose”.
40 minutos de pura Neronia. Lo mas comprometido en tal caso, es ponerle
una etiqueta que defina esta banda. Atmospheric Dark Gothic Rock Doom?
Francamente asombroso.
- Musikansich.de -
Il Rumore Delle Cose ist die zweite Veröffentlichung der Italiener
Neronoia, einer Zusammenarbeit der Bands Canaan und Colloquio. Nach
dem überragenden Debüt Un Mondo In Me hat man sich aufgemacht,
um den erfolgreichen Zusammenschluss fortzuführen.
Musikalisch ist dabei alles so ziemlich beim alten geblieben. Viele
atmosphärische Klangflächen, die den Songs das Rückgrat
geben. Es wird jedoch häufiger ein Drum-/Bass-Groove gelegt, was
auf dem Debüt in dieser Intensität seltener war und die Gitarren
kommen ein wenig mehr in den Vordergrund. Es gibt auch vermehrt Industrial
Einflüsse, so dass es also schon kleinere Verschiebungen im Gesamtsound
gibt, auch wenn die Musik weiterhin unverkennbar Neronoia bleibt. Dies
liegt sicherlich auch am wieder ausdruckstarken Gesang von Gianni Pedretti,
der einfach einzigartig ist.
Die zehn Songs wurden in Fortsetzung zum Debüt einfach weiter durchnummeriert
(XI bis XX), was auch musikalisch Sinn macht, denn man könnte die
Songs gut hintereinander ablaufen lassen. Die düstere Atmosphäre
ohne Weltuntergangsstimmung zu verbreiten ist geblieben. Il Rumore Delle
Cose ist wieder große Kunst und kann nur empfohlen werden. Ich
freue mich schon auf die Songs XXI bis XXX!
- Medienkonverter.de -
Nach zwei Jahren beglückt uns endlich die italienische Formation
Neronoia wieder mit einem Album. Die Band ist ein Zusammenschluss von
Mitgliedern der Bands Canaan und Colloquio. Logisch, dass auch dieses
Album namens "Il Rumore Delle Cose" bei Mauro Berchis Label Eibon Records
erscheint, seines Zeichens sowohl Mitglied von Canaan als auch von Neronoia.
"Il Rumore Delle Cose" schließt nahtlos an den Vorgänger
"Un Mondo In Me" an, was allein schon die Titel der einzelnen Tracks
zeigen. Wie auf "Un Mondo In Me" sind diese unbetitelt und nur durchnummeriert,
wobei die Zahlenreihe auf dem neuen Album fortgesetzt wird.
Wer Neronoia noch nicht kennt, sollte sich von Bemerkungen und Beschreibungen,
die in Richtung Dark Ambient oder Dark Industrial zeigen, nicht verunsichern
lassen. Vielmehr lässt sich die Musik auf "Il Rumore Delle Cose"
als eine Kombination aus Doom Metal und Dark Wave beschreiben. Die Band
trifft dabei genau die Mitte und lässt sich nicht zu stark zu einer
von beiden Seiten hinziehen. Fast schon ein Markenzeichen der Formation
ist der heisere Sprechgesang von Sänger Gianni, wobei alle Texte
komplett in Italienisch gehalten sind. Die Stimmung, ein wenig gedankenverloren
und melancholisch, bleibt über das gesamte Album gleich und variiert
kaum von Song zu Song. Hauptverantwortlich dafür ist die Lead Gitarre,
die als einziges Instrument wirklich in den Vordergrund tritt.
Der Sound des Albums klingt etwas angestaubt und dumpf, was sehr wahrscheinlich
sogar Absicht ist. "Il Rumore Delle Cose" hat damit was von einer alten
Kassettenaufnahme oder einem Direktmitschnitt eines Konzerts. Ob das
wirklich notwendig war, um einen bestimmten Ausdruck zu erzeugen...
wer weiß. "Il Rumore Delle Cose" ist ein Album für solche
Tage, die man gern zurückgezogen und allein verbringen möchte.
Nicht wirklich herausragend, aber doch so nonkonformistisch und speziell,
dass die Musik auf jeden Fall hängen bleibt.
- Mindview.be -
Wie zei daar ook alweer dat Italiaans nooit aardedonker kan klinken?
Neronoia is pas in 2006 opgericht als samenwerking tussen alle leden
van Canaan (post-doom) en de zanger van Colloquio (darkwave/electro).
Was hun debuut nog een zoektocht naar een eigen identiteit, dan is het
deze keer goed raak: gitzwarte, ingetogen en traag voortschrijdende
muziek die in geen enkel hokje past, maar die de introverte, melancholische
metaalliefhebber zeker kan verleiden. De volledig in het Italiaans gezongen
teksten worden met een diepe stem geproclameerd op een canvas van desolate
gitaar, hypnotiserende samples en zachte percussie. Sfeervol, mooi en
monsterlijk depressief tegelijkertijd! Kortom, een muzikaal genreoverstijgend
meesterwerk dat je minstens één keer moet gehoord hebben
in je leven. (KDM 6/7)
- Crawlingtunes.wordpress.com -
Eile mit Weile heisst es auf dem gerade erschienenen zweiten Longplayer
der düsteren Italiener von NERONOIA. Auf leisen, aber bestimmten,
Sohlen schleichen sich die fünf Jungs durch ihren neuen Zehn-Tracker.
“Il Rumore Delle Cose” macht da weiter wo der 2006-er Vörganger
“Un Mondo In Me” aufgehört hat. Auch das putzige Konzept
der Titelvergabe hat sich wiedergefunden. Diesmal heissen sie XI, XII,
XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX und XX. Schwerer, dunkler, gitarrenlastiger
Dark-Wave-Sound mit der typischen itlaienischen Rauchstimme und den
Goth-sei-dank für mich unverständlichen italienischen Texten
schlängeln sich melancholisch, romantisch durch die vierzig Minuten.
Auch Album Nummer zwei von NERONOIA lädt wieder zum Relaxen und
Kuscheln ein.
<<< BACK